Attenzione
Museo delle Sinopie, oltre duecentomila visitatori da gennaio
All’esterno il restauro andrà avanti ancora un paio di mesi per le cattive condizioni in cui versano le storiche pietre
PISA. All’esterno è tutto fasciato come un grande malato, ma i turisti entrano numerosi. Oltre 200.000 sono quelli che hanno visitato nel 2014 il Museo delle Sinopie in piazza del Duomo. I muri sono in corso di restauro, un intervento dettagliato e difficile che si protrarrà ancora un paio di mesi per le cattive condizioni delle storiche pietre. Il Museo ha sede nel pellegrinaio dell’antico Ospedale, il quarto monumento della Piazza, costruito nel 1337 per ricoverare viandanti e pellegrini infermi, prima della destinazione finale, il Camposanto Monumentale.
Suona quasi ironico, ma gli architetti del Trecento l’avevano pensata bene, creando una piazza magnifica e razionale: Cattedrale, Battistero, Torre, Ospedale e Camposanto, tutto in marmo bianco. Un complesso noto e ammirato in tutto il mondo. L’edificio negli anni Settanta del secolo scorso era stato scelto per ricoverare e presentare al pubblico le sinopie, cioè i disegni riemersi sui muri del Camposanto sotto gli affreschi, colpiti dalla granata lanciata dall’artiglieria americana il 27 luglio 1944. Le pitture di Francesco Traini, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli, Taddeo Gaddi, e altri, che sino dalla nascita avevano sofferto per l’umido e le intemperie, quel nefasto giorno avevano ricevuto la botta finale, capace di ridurli in cenere. Per fortuna, in tanto disastro, erano riemerse le sinopie, i disegni che i pittori avevano fatto sull’arriccio, cioè sui muri grezzi, per ricoprirli poi da un leggero strato di intonaco, sui cui procedere con la pittura a fresco. Disegni curati nei dettagli, di grande bellezza, eseguiti nella tipica terra rossa, proveniente da Sinope sul Mar Nero e chiamati perciò sinopie. Un complesso grafico su muro unico al mondo per qualità e quantità. Certo frammentario, composto di pallidi e meno pallidi lacerti, ma sempre interessanti, su cui si incontrano scritte come quel “fecit magister”, segno che quel disegno l’aveva fatto il maestro. Emozionante.
Così, mentre nel Camposanto si possono vedere gli affreschi staccati e ricollocati in loco, malconci, ma restaurati al meglio, di fronte, nel Museo delle Sinopie, si ammirano gli schizzi relativi, le prime idee degli artisti. Oggi, insieme alle Sinopie ci sono (e rimarranno sino ad aprile) le grandi sculture di Mitoraj, volti giganteschi, eros alati, angeli bisex. Passato e presente in armonia di tinte e temi, legati alla vita, al peccato, alla morte e alla redenzione. I grandi strati di intonaco disegnati si presentano non in ordine cronologico, ma in base agli spazi. Tra i primi che incontriamo, sulla parete sinistra del salone a piano terra, c’è la Cosmografia teologica dell’orvietano Piero di Puccio del 1389-1391, in origine sul lato nord del Camposanto. Dello stesso pittore incontriamo l’Incoronazione della Vergine ed alcuni episodi della Genesi sino al Diluvio universale, disegnati con una geometria spaziale rigorosa, che testimonia la notevole esperienza acquisita dall’artista nel Duomo di Orvieto.
Sulla parete di fondo del salone si erge maestosa l’opera di uno dei maggiori pittori del Trecento pisano, la grande sinopia della Crocifissione di Francesco Traini del 1330-1335, in origine all’estremità meridionale della parete est del Camposanto. Continuando l’iter per il salone, ancora a piano terra, nel corridoio a destra, ci si imbatte nelle sinopie di Benozzo Gozzoli, fiorentino nato a Scandicci nel 1420 e morto nel 1497.
Al primo piano dove incontriamo il Ritorno a Pisa di san Ranieri una scena del ciclo con le Storie di san Ranieri di Antonio Veneziano, del 1384-1386: ecco un grande veliero che arriva imponente dal mare alle mura di Pisa, ben caratterizzata dai suoi monumenti, Duomo e Torre compresi. Consunte, ma affascinanti, le sinopie delle Storie dei santi Efisio e Potito di Spinello Aretino, un ciclo complesso del 1390-1391, che legava storia pisana e sarda, per celebrare le antiche vittorie di Pisa. Si intravvede il martirio del povero Efisio tra le fiamme. E poi ci sono le sinopie delle Storie di Giobbe dipinte nel 1341-1342 da Taddeo Gaddi, con vaste impaginazioni spaziali, paesaggi rurali e urbani, in cui si svolgono gli episodi.
Verso la fine del percorso ci imbattiamo nelle sinopie dei grandi cicli di Buonamico Buffalmacco del 1336-1341, tra i primi ad essere dipinti insieme alla Crocifissione di Traini. Sono chiari e riconoscibili: le Storie dei Santi Padri (Anacoreti), la cui esangue pellicola pittorica è tornata recentemente in Camposanto. Il Trionfo della Morte, il Giudizio Universale, l’Inferno, ricchi di fascino e mistero, raccontano le loro drammatiche storie, mentre ciò che rimane della pittura è in attesa di restauro.
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