Il Tirreno

Pisa

il caso

Sputa a un carabiniere: sotto processo per lesioni personali

Pietro Barghigiani
Un'aula di Tribunale
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Un'aula di Tribunale

Il militare raggiunto agli occhi dalla saliva di una donna affetta da epatite B e C.
L’episodio durante un controllo in cui vennero offesi anche altri tre colleghi

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PISA. Uno sputo in faccia può essere un veicolo di contagio di malattie infettive e per questo considerato alla pari di un gesto capace di provocare lesioni personali.
E se quel “lancio” di saliva, uscito dalla bocca di una persona con epatite B e C, finisce negli occhi di un carabiniere durante una lite in strada, allora la materia ha buone probabilità di spostarsi in Tribunale.
È quello che è capitato a una 49enne, di Pontedera (omettiamo il nome per la patologia di cui è affetta) rinviata a giudizio per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale nei confronti di quattro carabinieri della stazione di Navacchio e anche per lesioni aggravate ai danni di un militare, quello che si è preso uno sputo negli occhi.

L’episodio, avvenuto il 3 giugno 2011 a Pontedera, è approdato in Tribunale dove la donna è comparsa per effetto di una citazione diretta a giudizio firmata dal sostituto procuratore Aldo Mantovani.
Il suo legale, Andrea Di Giuliomaria, ha chiesto il rito abbreviato (sconto di un terzo in caso di eventuale condanna e giudizio solo sulla base degli atti) e la sentenza è prevista per il maggio 2015. I quattro carabinieri sono parti offese, ma solo uno si è costituito parte civile assistito dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta.
La “lesione” a mezzo saliva proveniente da una malata di epatite, avvenne durante un controllo da parte di una pattuglia. La donna si inalberò al punto di pronunciare frasi del tipo «siete delle teste di c...., non contate nulla, ve la faccio pagare, non siete nessuno, vi faccio un c..o così».

Apprezzamenti accompagnati al rifiuto di farsi identificare. Alla contestazione delle lesioni si è arrivati quando la 49enne, stando all’accusa, sputò negli occhi a un carabiniere «compiendo atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare allo stesso malattie infettive, non riuscendo nell’intento in quanto il soggetto non veniva contagiato».
Ma prima di avere la certezza di non aver contratto malattie, il carabiniere è stato costretto a sottoporsi a cure e analisi, compresa quella dell’Hiv, fino a che non ha avuto conferma che il suo stato di salute non era stato compromesso dall’aggressione a suon di sputi. Considerati, viste la malattia contagiosa della donna, come uno strumento di offesa non solo verbale, ma anche dalle conseguenze sanitarie.
 

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