Sicurezza
Nuora come schiava, suocero in cella
Arrestato dalla polizia per riduzione in schiavitù dopo le indagini dell'Antimafia. La vittima è minorenne come il marito
PISA. Violenze psicologiche e non solo. Una sottomissione severa e prolungata nel tempo che per l’accusa è sconfinata in un reato odioso: la riduzione in schiavitù di una minorenne.
È l’accusa che ha portato in carcere un quarantenne di etnia Rom, all’epoca dei fatti domiciliato nel campo di Coltano. L’uomo è il suocero della ragazza che per mesi ha dovuto sopportare una condizione d’inferno documentata dalle lunghe indagini condotte dalla squadra mobile di Pisa sotto la guida del sostituto procuratore, Angela Pietroiusti della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. La gravità del reato ha spostato per competenza il fascicolo negli uffici giudiziari del capoluogo.
Usanze rom e rispetto delle leggi fanno da sfondo a una storia in cui, nella prospettiva degli investigatori, le tradizioni di un popolo non possono giustificare violazioni dei diritti umani.
La misura cautelare degli arresti in carcere è stata eseguita dalla polizia. Il suocero, accusato di riduzione e mantenimento in schiavitù ai danni della nuora, si trova al Don Bosco in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip.
La vicenda, per ambientazione e contesto in cui si muovono i protagonisti, ricorda quella della sposa bambina (articolo a lato, ndr) che nell’ottobre 2010 portò all’arresto di sei persone, parenti dello sposo, anch’egli minorenne. Lo scenario ricalca in fotocopia riti e gerarchie che fanno parte del modo di vivere dell’etnia Rom. Se e quanto questi comportamenti possono degenerare in un reato (da 8 a 20 anni con l’aumento di un terzo se la parte offesa è un minore) sarà il Tribunale a stabilirlo. Che ci siano state le condizioni per un arresto in modo da mettere un punto fermo nella vicenda lo confermano, però, le indagini della polizia. Riscontri e accuse sulla base delle quali il sostituto procuratore ha chiesto e ottenuto dal gip di trasformare le informative in una misura cautelare in cella.
La “schiava bambina” si è sposata da minorenne con il figlio, anche lui sotto i 18 anni, dell’arrestato. Il periodo delle angherie messe in fila in dettagliati rapporti agli atti dell’inchiesta dalla polizia risale all’estate scorsa.
La nuora doveva alzarsi presto la mattina e pulire, lavare i piatti, servire tutta la famiglia. Ma anche stendere i vestiti e stare sveglia finché gli altri familiari non avessero avuto bisogno di lei. E questo non era niente. Urla, botte. Costrizioni fisiche, umiliazioni e vessazioni, dal cibo alla propria dignità che veniva mortificata soprattutto, stando alle accuse, dal suocero che disponeva della ragazza come un bene di sua proprietà. Non era una persona la “schiava bambina” e nessuno nella famiglia osava mettere un freno ai comportamenti del patriarca, ancorché giovane, che poco alla volta sono filtrati all’esterno del campo di Coltano finendo sul tavolo della squadra mobile.
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