Sicurezza
Il sistema informatico ko l’ospedale si ferma 22 ore
Il guasto ha coinvolto sia Cisanello che Santa Chiara: garantite solo le urgenze Rinviati prelievi, prenotazioni e visite. Tutti i referti sono stati scritti a mano
PISA. Ma quando non c’erano i computer come si faceva? A mano. Per circa 22 ore, dalle 17,30 di venerdì alle 15 di ieri l’Aoup, Azienda ospedaliero-universitaria, è tornata a quelle che con pudore sono indicate come “procedure tradizionali” (cioè alla vecchia carta) perché il sistema informatico è stato in blackout.
Le ripercussioni sull’utenza sono state notevoli, ma per fortuna si è evitato il caos perché nel fine settimana non sono programmati interventi e l’attività assistenziale ospedaliera per esterni è ridotta. In pratica le prenotazioni e tutte le analisi non urgenti delle due strutture Santa Chiara e Cisanello sono state rimandate a domani, primo giorno lavorativo utile. I rallentamenti si sono verificati perché ormai è tutto digitalizzato: paghiamo anche un “contributo alla digitalizzazione” fra le voci del ticket e ogni volta che mostriamo a un medico o a un amministrativo dell’ospedale la nostra carta sanitaria (elettronica, ça va sans dire) il cervellone riconosce il nostro codice fiscale e si collega alla banca dati centrale con tutta la nostra storia sanitaria. Per un giorno intero – e per cause che non sono ancora del tutto chiare, ma non sono imputabili all’Aoup – tutto ciò non ha funzionato. Cerchiamo ora di capire quanto è importante la digitalizzazione, con un esempio: se mi faccio male a un braccio e vado al pronto soccorso, è necessaria una radiografia; il medico che mi ha visitato all’accettazione e quello che effettua la lastra sono in genere due persone diverse e fisicamente distanti. Bene, durante il mio percorso di ritorno dalla stanza del radiologo a quella del medico che mi ha preso in carico, quest’ultimo sa già tutto del mio braccio, perché lo ha visto sul computer. Ieri questo meccanismo non funzionava insieme ad altri applicativi gestionali che erano indisponibili; e ci voleva un infermiere che portasse a mano la radiografia, con conseguente maggior impiego sia di personale che di tempo. È facile intuire che per evitare che la situazione esplodesse è stato necessario passare al piano d’emergenza: sono state sospese le attività non urgenti e riprogrammati per lunedì mattina i prelievi differibili.
I pazienti che si sono recati al centro prelievi sono stati invitati a ripassare, a meno che non fossero in Tao (terapia anticoagulante orale), trapiantati o persone provenienti da località lontane: per queste categorie sono stati garantiti i servizi. Così come sono state garantite tutte le urgenze per gli esami di laboratorio, sia per il Pronto soccorso sia per i reparti (degenze), processando le attività a mano e consegnando la refertazione tramite trasporti interni. Hanno funzionato pure le attività di tutto il Dea, Dipartimento di emergenza-accettazione, e le sale operatorie ricorrendo alle cosiddette “procedure alternative”. Dalle 15 di ieri il sistema è ripartito grazie al lavoro ininterrotto dei tecnici di Estav, Ente per i servizi tecnico-amministrativi di Area vasta, che si sono occupati del blackout informatico sin dalle 18 di venerdì. La situazione sta tornando lentamente alla normalità, perché adesso non c’è solo da gestire il lavoro quotidiano; ma c’è da digitalizzare tutto il materiale di refertazione cartacea che si è accumulato in quelle 22 ore di buio. Per evitare che la storia clinica di chi ha avuto bisogno dei servizi ospedalieri si perda e la sua ignoranza in futuro provochi danni maggiori di un semplice ritardo.
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