Il dolore
Smottamenti dal 2013 allarme non ascoltato
Ripafratta: i lavori dovevano cominciare lunedì dopo un iter tortuoso Polemiche per i ritardi, informativa alla procura. Il traliccio di Terna sarà tolto
RIPAFRATTA. La frana è arrivata giù come una bomba. Se invece che all’ora di cena, fosse “esplosa” un paio d’ore dopo, sotto le macerie oltre ai mobili e agli elettrodomestici, «ci saremmo rimasti anche noi», afferma Mario Grassotti che si è messo in salvo insieme alla moglie, Maria Teresa Corti, e alle figlie Aurora e Chiara, oltre al fidanzato di quest’ultima. Di quanto accaduto in via Fattori a Ripafratta, è stata informata la procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo.
La frana di mercoledì sera era stata preceduta da altre frane, smottamenti, fessure nel terreno. La famiglia Grassotti, che ha perso la sua casa, da tempo aveva chiesto che si intervenisse, così come il vicino, Francesco Alessi, proprietario del terreno da cui è franata una parte della collina. I lavori di messa in sicurezza sarebbero cominciati lunedì prossimo, troppo tardi.
«Abbiamo fatto richieste continue perché si facesse qualcosa, so soltanto che la mia casa è distrutta», afferma Maria Teresa Corti insieme al marito. «Non accuso nessuno, ma in tutto questo tempo la burocrazia cosa ha fatto?», chiede amareggiato Francesco Alessi. E la burocrazia è sul banco degli imputati. I segnali, chiari, c’erano stati. Non c’era tempo da perdere tempo.
Ma l’intervento richiedeva progetti, autorizzazioni, preventivi, ditte, enti pubblici che si confrontassero e anche Terna che sulla collina franata ha un traliccio dell’alta tensione. La burocrazia è stata una rete dove si sono impigliate le procedure, intanto la frana andava avanti senza aspettare i tempi delle perizie e degli uffici. La collina stava cedendo e il traliccio dell’alta tensione era come una spada di Damocle sulla casa della famiglia Grassotti. La burocrazia si è persa nei meandri e ieri, dopo un ulteriore sopralluogo dei vigili del fuoco che hanno dettato precise prescrizioni, il sindaco Sergio Di Maio ha firmato un’ordinanza per la rimozione del traliccio di Terna e la messa in sicurezza di tutta l’ara colpita dalla frana.
Ma ecco la storia della partita persa dalla burocrazia. È il marzo del 2013 quando c’è la prima frana. Subito, con somma urgenza, vengono eseguiti i lavori per spostare la terra anche in base a un'ordinanza del Comune che impone il ripristino e il proprietario Franceco Alessi ottempera all'ordinanza. «Contestualmente - afferma Fabrizio Alvares, il geologo nominato dal proprietario - viene presentato al Comune il progetto per regolarizzare la pratica edilizia per i lavori eseguiti. In seguito al parere favorevole da parte della Soprintendenza di Pisa, dal Comune di San Giuliano viene rilasciata nel novembre 2013 la relativa autorizzazione paesaggistica».
Esattamente un anno dopo, nel marzo di quest’anno, si verifica un altro movimento franoso. Sulla base dell’ordinanza del 2013, ancora valida, vengono eseguiti subito degli interventi di somma urgenza per la rimozione della terra franata (ci sono voluti circa 30 camion) e per la posa in opera di una struttura in elementi geobloc come protezione preventiva della casa dei Grassotti. In questo ambito è stato anche definito un intervento strutturale globale di messa in sicurezza del versante il cui progetto è stato affidato all'ingegnere Stefano Tintori, da parte sia del proprietario del terreno, Francesco Alessi, che di Terna, in quanto sulla collina ha un traliccio.
Dopo la frana, viene eseguito un progetto preliminare per avere un ordine di grandezza della spesa da affrontare. Nel progetto viene coinvolta anche Terna che partecipa alla realizzazione. «Nel mese di agosto ricevo gli incarichi per definire il progetto esecutivo», afferma l’ingegnere Stefano Tintori che aggiunge: «Ho presentato il progetto al Comune di San Giuliano il 16 ottobre per l’autorizzazione paesaggistica. Per i lavori vengono individuate due imprese in base ai preventivi. Viene scelta quella più cara, ma che avrebbe cominciato i lavori il 15 dicembre. Il 9 dicembre viene eseguito un sopralluogo da cui si verifica la presenza di fessure nel terreno, in alto sul bordo della collina. Abbiamo allertato il Comune e il servizio d’edilizia. Ci viene risposto che la pratica dalla Soprintendenza era in arrivo».
E la Soprintedenza di Pisa cosa dice? «Abbiamo ricevuto la pratica dal Comune il 19 novembre 2014 - dicono dagli uffici -. Abbiamo 45 giorni di tempo per l’espressione del parere che ci compete ed abbiamo risposto il 4 dicembre. Abbiamo concluso il nostro procedimento in 15 giorni sui 45 disponibili».
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