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Collina frana su una casa, paura a Ripafratta. Il cane dà l'allarme

Giovanni Parlato e Sharon Braithwaite
Collina frana su una casa, paura a Ripafratta. Il cane dà l'allarme

Gli abitanti hanno rischiato di rimanere travolti, sul posto i vigili del fuoco. Altre due famiglie che vivono in una palazzina poco distante minacciata dalla frana sono state evacuate. I lavori per mettere in sicurezza il movimento franoso sarebbero cominciati il 22 dicembre

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SAN GIULIANO. Prima il cane, agitatissimo. Poi, sempre più spaventato, al punto da rompere la catena. La figlia più grande, Chiara, ha cercato di capire cosa stava accadendo quando ha sentito la terra smuoversi. E, dopo, come «un gran colpo di vento». E ha urlato: «Fuori, fuori». Tutta la famiglia si è subito precipitata fuori dalla cucina e in quel momento un pezzo della collina franava sulla casa distruggendola.

È accaduto alle 20,30 del 17 dicembre, in via Fattori a Ripafratta. All’interno della casa, al numero 94, stava cenando la famiglia Grassotti. Sono stati momenti terribili. Sembrava una serata tranquilla quando si è scatenato l’inferno. «È rimasta in piedi soltanto la cucina» dice sgomenta Maria Teresa Corti che si sente una miracolata insieme al marito, Mario Grassotti, e alle figlie, Aurora, la più piccola, e Chiara che aveva invitato a cena il fidanzato.

Immediatamente, sono partite le telefonate ai soccorsi. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco e la notizia della frana è giunta anche al municipio di San Giuliano dov'era in corso il consiglio comunale. A Ripafratta si sono catapultati Franco Marchetti, il vicesindaco, e Mauro Becuzzi, assessore ai lavori pubblici. Ed è intervenuta anche la protezione civile del Comune di San Giuliano.

Se il cane prima e la figlia Chiara dopo non avessero dato in tempo l’allarme, sotto quelle macerie avrebbero potuto esserci cinque vittime. I vigili del fuoco stanno cercando di capire le cause così come i tecnici della protezione civile. Il costone della collina è franato a valle di un pilone dell’energia elettrica. La casa della famiglia Grassotti si trova proprio alle spalle ed è stata investita in pieno. Vicino a questa abitazione, ci sono altre due case e i vigili del fuoco hanno eseguito un sopralluogo decidendo che la casa più vicina al movimento franoso andava evacuata. Pertanto, oltre alle cinque persone, sono state fatte evacuare altre sei persone. In tutto, undici persone, ma non si esclude che anche gli altri occupanti della terza casa possano essere evacuati.

Anche il sindaco di San Giuliano, Sergio Di Maio, si è recato sul luogo della frana e soltanto oggi si potranno mettere a fuoco le cause, anche se la prima frana c’era stata nel marzo 2013. L’amministrazione comunale di San Giuliano, tramite la protezione civile, si è messa al servizio delle persone evacuate per trovare una sistemazione.

«Le persone evacuate - afferma il vicesindaco Franco Marchetti - ci hanno fatto sapere che andranno da parenti e amici. Comunque, noi siamo disponibili a dare loro tutto l’aiuto di cui hanno bisogno».
Tutta la famiglia Grassotti era visibilmente sotto choc e deve la vita al proprio cane. Da giorni pioveva e la terra si era allentata. Da tempo, la famiglia viveva nella paura che potesse accadere qualcosa di irreparabile.

Il 17 dicembre il movimento franoso ha cominciato a dare i primi segnali. È stato il cane a percepire che la terra stava franando, ha percepito il pericolo, ha cominciato ad abbaiare, sempre più forte, ad agitarsi fino a quando ha rotto la catena. La famiglia era riunita a cena. È stata Chiara a cercare di capire perché il cane era così agitato e impaurito. «Eravamo tutti a tavola quando ho sentito come la terra che si muoveva sotto i piedi. Poi, come uno colpo di vento. E ho gridato, fuori, fuori, andiamo tutti fuori!», racconta la ragazza.

E appena la famiglia è stata all’aperto, la frana si è abbattuta sulla casa. «Non c’è niente da salvare, andrà demolita», hanno detto i vigili del fuoco.

Colpa della burocrazia? Avrebbero potuto esserci cinque morti. «Nel marzo del 2013 c’è stata la prima frana e lunedì prossimo, 22 dicembre, sarebbero cominciati i lavori di messa in sicurezza della collina», dice Francesco Alessi, proprietario del terreno che è franato.

«Non si può aspettare così tanto tempo, in una situazione di pericolo come questa bisognava intervenire il prima possibile col risultato che ora siamo senza casa», afferma Maria Teresa Corti.

La burocrazia ha impiegato un anno e mezzo per dare il via libera ai lavori che sarebbe stati finanziati sia dal proprietario del terreno che da Terna, proprietario del pilone dell’energia elettrica. Sul terreno che è franato c’è un vincolo paesaggistico e sembra che questo sia stato (ma lo sapremo meglio oggi) o un elemento che ha prolungato l’apertura dei lavori.

«Non credo al fato, non credo che questa frana sia figlia della casualità», ha detto il vicesindaco Franco Marchetti aggiungendo: «Sarà nostro compito accertare le responsabilità di quanto accaduto. C’erano stati già dei chiari segnali in precedenza e su quanto è accaduto andremo fino in fondo».

Nella giornata del 18 dicembre sarà fatto il punto. E oltre ai vigili del fuoco e ai tecnici della protezione civile del Comune di San Giuliano, molto probabilmente anche i tecnici di Terna saranno chiamati a dare le loro spiegazioni sulle cause di quanto accaduto.

Una frana che è quasi una beffa. Infatti, il 22 dicembre sarebbero cominciati i lavori per mettere il terreno in sicurezza.

Un okay arrivato, purtroppo, in ritardo. L’ambiente non segue i tempi della burocrazia. Ed è proprio questo l’interrogativo: se la burocrazia fosse stata più snella e veloce, il permesso per l’esecuzione dei lavori sarebbe giunto prima e tutto questo non sarebbe accaduto.
 

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