Il Tirreno

Pisa

Il Dipint, uno sconosciuto che costa 8 milioni di euro

di Carlo Venturini

È una struttura voluta dalla Regione per sostenere la ricerca biomedica I fondi vanno a Ateneo e Azienda ospedaliera. L’Anaao: «A cosa serve davvero?»

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PISA. Il Dipint, questo illustre e costoso sconosciuto. Dipint è l’acronimo che sta per Dipartimento integrato interistituzionale. Chi ne ha mai sentito parlare? Sicuramente, i circa 130 amministrativi dell’Università di Pisa che ci lavorano. Il Dipint però costa al contribuente toscano ben 8 milioni di euro. E’ «una struttura di supporto tecnico-amministrativo preposta all’erogazione dei servizi amministrativi finalizzati a promuovere e supportare le attività di ricerca e formazione integrate in campo biomedico e farmaceutico svolte dall’Università e dall’Azienda ospedaliero-universitaria pisana». Così recita, in maniera borbonica, il sito del Dipint pisano.

La storia. «E’ una sovrastruttura burocratica creata dalla Regione Toscana nel 2011 ed a cosa serva in concreto, non si sa», dice Gerardo Anastasio, segretario aziendale e membro della direzione nazionale del sindacato dei medici Anaao. Per creare questo castello kafkiano c’è voluta una delibera regionale e poi una sequela di convenzioni con cui ogni anno si stanziano 8 milioni di euro (l’ultima delibera reperibile on line è del giugno 2013).

In totale, la creatura tecnico- burocratico-amministrativa è costata al contribuente regionale ben 28 milioni di euro, oltre 55 miliardi delle vecchie lire (una mini-finanziaria). La cosa che suscita non poche perplessità è che questi soldi, prima di arrivare all’Ateneo, stazionano nel portafoglio dell’Aoup e poi vengono girati all’Università. «Non potrebbero essere dati direttamente all’Ateneo?», si chiede il rappresentante dell’Anaao.

I compiti. Tra i compiti del Dipint c’è quello di essere una sorta di “autostrada” per favorire la nascita dei brevetti e favorire il trasferimento tecnologico. Basta andare sul sito dell’Università per scoprire che in maniera benemerita il nostro ateneo aveva già un ufficio brevetti (uno dei primi in Italia) con tanto di commissione tecnico scientifica che valuta l’invenzione e tutta la modulistica necessaria a fare domanda brevettuale. L’ufficio brevetti dunque c’era già all’Ateneo. Inoltre, sfogliando la tabella dei brevetti farmaceutici dell’università, prima dell’arrivo del Dipint erano 11. Dal 2011 al 2014, con l’arrivo del Dipint, i brevetti sono stati quattro (due dei quali fatti con il Cnr). Il salto di qualità o quantità, insomma, non c’è stato o non risulta così palese. Sul sito del Dipint, nella sezione dedicata a brevetti e spin off, c’è solo il nome della responsabile.

Immaginate se anche il Dipartimento di ingegneria pretendesse un ufficio brevetti apposito con tanto di finanziamenti regionali. Lo scenario sarebbe da default. La Regione dal canto suo, in maniera equanime, ha dato 8 milioni di euro a Pisa, ma anche all’Università di Siena e quasi il doppio a quella di Firenze sempre per creare strutture amministrative che aiutino la ricerca biomedica.

E la riforma? Peccato però che la stessa Regione abbia presentato la scorsa settimana una proposta di riforma sanitaria che abolisce le aziende ospedaliere universitarie. Che fine farà il Dipint? Una cosa è certa, il Dipint vive di una mole di documenti, modulistica, fogli, foglietti da riempire tra cui il fondamentale “informazioni autovetture private a fini fiscali”, “seminari con compenso relatore” e lettere pre-compilate da mandare al direttore.

Ma tutta questa modulistica, prima del Dipint, era celata nella tomba di Arrigo VII? Ci vuole una struttura ad hoc che costa 8 milioni di euro l’anno per poter sbrogliare “le complicatissime” procedure per andare in missione o organizzare convegni e master e workshop?

Gli addetti. L’Anaao, poi, pone l’accento sugli addetti amministrativi del Dipint. «Qualcosa non quadra - dice Anastasio - perché nella delibera universitaria di assegnazione del personale al Dipint, il numero è di 78 persone, mentre nella convenzione tra università ed azienda ospedaliera sono circa 130». Fatto sta che, anche limitandosi ai 78 addetti, di questi uno su quattro sono direttori o dirigono qualcosa.

Ma soprattutto, quanti dei finanziamenti della Regione servono a pagare gli addetti del Dipint e quelli della ex facoltà di Medicina smembrata in tre dipartimenti? Nel settore sanitario sono ormai tempi di vacche magrissime e un’apparecchiatura per la Tac costa 140mila euro (fonte: Il Sole 24 Ore). Ciascuno si faccia i suoi conti.

La riflessione. E a questi conti che riguardano direttamente il Dipint aggiunga questa riflessione che allarga il tiro, ma restando nello stesso ambito. Dal cup pisano, contattato dal Tirreno il 3 dicembre alle 10, per una Tac con liquido di contrasto, la lista di attesa è di 10 mesi su Pontedera, mentre per Pisa il calendario è addirittura in progress. Tanto che l’operatore ha suggerito di chiamare tra qualche giorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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