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Pisa

il caso

I nomadi a Pisa sono 860, resterà soltanto chi è in regola

Giovanni Parlato e Rebecca Pardi
L'intervento al campo rom abusivo in via Immaginetta
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L'intervento al campo rom abusivo in via Immaginetta

L’assessore al sociale: «Sarà ripristinata la legalità». E il vice-prefetto annuncia controlli continui. Intanto il comitato di Putignano incontra le autorità: «Siamo circondati dai rom, abbiamo paura»

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PISA. Lo sgombero della famiglia rom di via Immaginetta a Putignano sarà il primo di un giro di vite su insediamenti e campi rom abusivi nel territorio comunale di Pisa.

«I nomadi censiti sono 860 e il nostro obiettivo è arrivare alla metà. Non si tratta di un numero chiuso, ma di perseguire una via sostenibile e nel rispetto della legalità che deve valere per chiunque», ha affermato Sandra Capuzzi, assessore comunale al sociale, che ieri - in prefettura - con il viceprefetto vicario Massimo Romeo, ha incontrato una delegazione del comitato “Azione civica” di Putignano formata tutta da donne. E il viceprefetto ha voluto rassicurare la popolazione del quartiere accerchiata da insediamenti abusivi di nomadi. «Gli interventi delle forze dell’ordine saranno frequenti, le situazione di illegalità saranno verificate costantemente così come saranno presi i provvedimenti necessari» ha detto Massimo Romeo che quindi ha lanciato un appello alla stessa popolazione rom: «A quei nomadi che vivono in situazioni di illegalità o hanno commesso dei reati e, pertanto, sono ritenuti pericolosi consiglio di abbandonare spontaneamente la zona».

La Prefettura, la Questura e il Comune sono le tre istituzioni che, sotto la spinta anche dei disagi e delle continue proteste dei cittadini, hanno deciso d’intervenire riducendo la presenza dei nomadi sul territorio. «Sarà un graduale smantellamento - ha affermato il viceprefetto - in quanto ci troviamo di fronte a situazioni delicate come minori e donne in gravidanza». E l’assessore Capuzzi ha aggiunto: «Serve una pianificazione e un’analisi nel rispetto della legalità. Saranno anche eseguite verifiche per capire se una persona è in grado o no di mantenersi, se ha diritto ai contributi o meno».

Il comitato spontaneo “Azione civica” di Putignano è nato ad ottobre (raccogliendo fin dall’inizio 500 firme) in seguito alle eccessive lamentele raccolte nel quartiere per la presenza stanziale dei rom. E, ieri, in Prefettura, ha fatto sentire la sua voce, ma le donne del comitato hanno preferito mantenere la riservatezza sulla propria identità dicendo chiaramente: «Abbiamo paura di eventuali ritorsioni nel caso in cui venissero a conoscere chi siamo». Una dichiarazione che testimonia lo stato di profondo disagio in cui vivono queste persone.

«Putignano è accerchiata da nove insediamenti rom - spiega una rappresentante del comitato - continuamente siamo costretti a vedere e subire, noi e i nostri bambini, comportamenti disdicevoli lontani da quella che è la consueta norma civile: macchine graffiate, furti continui di rame, rapine nelle nostre abitazioni, docce a cielo aperto. Ci sentiamo circondati. Addirittura, l’autobus n.5 ha esposto un cartello con la scritta attenti ai furti».

«Viviamo barricati in casa - continua un’altro rappresentante - e la preoccupazione cresce soprattutto la sera quando i nostri figli non sono ancora tornati a casa; non è giusto vivere il proprio quartiere con una simile angoscia e non poter usufruire, senza timore, dei servizi e delle cose più comuni come mandare a catechismo il proprio bambino».

Ma rispetto a questo quadro negativo, c’è anche un aspetto positivo: « Abbiamo notato, dopo l’esposto in Prefettura, una grande attenzione che vorremmo non ci abbandonasse; ci incoraggia vedere l’intervento potenziato della polizia municipale che, con le sue pattuglie, ci fa camminare per le nostre strade più sereni. Ringraziamo il Prefetto e l’assessore Capuzzi che ci hanno ascoltato ed aiutato ad emarginare certi comportamenti». « Ci auguriamo - è la conclusione - che questo sia un primo passo per intervenire sulle situazioni di irregolarità e abusi e che Putignano torni a vivere alla luce della legalità come della sicurezza e dell’ integrazione».

 

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