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Madre dona un rene al figlio di otto anni, trapianto riuscito nonostante la donatrice fosse "incompatibile"

Francesco Loi
Nella foto da sinistra: il dottor Claudio Favre (direttore team pediatria), il dottor Fabrizio Scatena (immunologia dei trapianti), Carlo Tomassini (direttore generale Aoup), il professor Ugo Boggi (chirurgia)]
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Nella foto da sinistra: il dottor Claudio Favre (direttore team pediatria), il dottor Fabrizio Scatena (immunologia dei trapianti), Carlo Tomassini (direttore generale Aoup), il professor Ugo Boggi (chirurgia)]

L'operazione eseguita nel marzo del 2014 viene giudicata "eccezionale", i medici illustrano l'intervento

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PISA. Ora va a scuola. «E non ha saltato un giorno», dice il papà con orgoglio. E’ anche andato in spiaggia e fatto il bagno in mare. La conquista della normalità, per un bambino di 8 anni, è passata attraverso un fatto che di normale ha poco. Ovvero un trapianto «eccezionale», come lo definisce il professor Ugo Boggi, direttore del Centro trapianti di Pisa. La storia è anche quella di una “prima volta” assoluta in Italia, firmata dall’Aoup, l’azienda ospedaliero-universitaria pisana: un trapianto pediatrico di rene da donatore adulto - la madre - con doppia incompatibilità (per gruppo sanguigno e per anticorpi). L’intervento è stato eseguito il 26 marzo scorso. «A distanza di 8 mesi sia il bambino che la madre stanno bene ed hanno una funzione renale completamente normale», spiega Boggi. Il piccolo, con la sua famiglia, ha partecipato alla conferenza stampa all’ospedale di Cisanello. Un momento denso di emozioni e volutamente organizzato per lanciare un messaggio. «Questo trapianto - dicono i medici pisani - apre nuove frontiere a pazienti fino ad oggi destinati ad attese lunghe, rischiando persino di non essere mai trapiantati, nonostante l’applicazione di strategie nazionali d’avanguardia».
 

La storia. Per il bambino la malattia renale si manifesta pochi mesi dopo la nascita e la dialisi diventa necessaria già ad un anno. Il trapianto appare da subito la strada da intraprendere. Il 27 agosto 2010 viene trapiantato (da donatore cadavere pediatrico) in un importante centro. L’intervento purtroppo fallisce per trombosi, un’eventualità frequente nei trapianti eseguiti nei bambini piccoli, soprattutto se il donatore è un coetaneo. Il piccolo si riprende, ma nel suo sangue restano tracce. In particolare si “immunizza” in modo significativo: in altri termini, il suo sistema immunitario produce anticorpi in grado di reagire con gli antigeni (le proteine che determinano la compatibilità immunologica) del 90% dei possibili donatori. Considerata la piccola taglia del bambino e il numero fortunatamente ridotto di donatori cadaveri della stessa età, la possibilità di ricevere un secondo trapianto da donatore cadavere era dunque diventata molto bassa.
 

La svolta. La famiglia, originaria di San Marino, si rivolge quindi ad alcuni centri di trapianto ottenendo da tutti la stessa risposta: è necessario inserire il bambino in lista di attesa e sperare in un donatore cadavere compatibile. Questo consiglio è motivato anche dal fatto che i possibili donatori viventi (madre e padre) sono entrambi incompatibili rispetto al piccolo sia per gruppo di sangue che per la presenza di anticorpi donatore specifici. Nel frattempo i segni della lunga permanenza in dialisi diventano sempre più visibili sia sul piano fisico che su quello sociale del bambino, a cominciare dalle difficoltà di inserimento scolastico. La famiglia viene a conoscenza del fatto che a Pisa, un centro particolarmente attivo nel trapianto renale da donatore vivente, sono già stati trapiantati bambini con reni di donatori adulti e che è stato anche sviluppato un programma di trapianto da donatore incompatibile. «Ci siamo informati su internet, poi il suggerimento giusto è arrivato da un collega di Livorno la cui moglie lavora al reparto trapianti di fegato di Cisanello. Abbiamo mandato una mail, il professor Boggi ci ha risposto e da lì è ricominciato tutto», racconta il padre. Il piccolo viene quindi valutato a Cisanello da un gruppo medico multidisciplinare che si esprime favorevolmente, sebbene in Italia questo tipo di trapianto non sia mai stato compiuto prima.
 

L’intervento. L’operazione viene eseguita il 26 marzo con un lavoro di squadra: vi sono impegnati il team di anestesia e rianimazione (diretto dal dottor Claudio Comite), quello di chirurgia (professor Boggi), quello di immunologia dei trapianti (dottor Fabrizio Scatena) e quello di pediatria (dottor Claudio Favre). Il rene viene prelevato dalla madre con tecnica mini-invasiva laparoscopica e trapiantato con tecnica tradizionale. L’intervento è eccezionale tenendo conto di una serie di difficoltà da superare: trapiantare in un bambino di piccola taglia (16 kg) il rene di un adulto, far sì che abbia quantità di sangue sufficienti (aumentate durante l’anestesia) in modo che l'organo sia ben perfuso da subito rispettando anche l’equilibrio nel resto del corpo, la somministrazione di farmaci anti-rigetto, nuove terapie per “condizionare” il ricevente ad accettare un organo altrimenti incompatibile attraverso il blocco della produzione di nuovi anticorpi. Il decorso post-trapianto è regolare sia per la madre che per il bambino, il quale ricomincia a crescere (a causa della patologia era rimasto di piccola taglia). Da settembre va a scuola. «Ci siamo ripresi la normalità», sorride finalmente la mamma.
 

La nuova frontiera. «La nostra struttura associa alla professionalità il coraggio di vedere più lontano», sintetizza Carlo Tomassini, direttore generale dell’Aoup. L’innovazione ha un ruolo fondamentale per ogni Centro trapianti «e certamente anima quello di Pisa», dicono i medici. Attualmente sono in fase di valutazione alcuni protocolli che consentiranno di trapiantare pazienti con gradi ancora più elevati di incompatibilità sia attraverso l’applicazione di nuovi protocolli farmacologici ed aferetici, che attraverso l’uso di soluzioni tecniche innovative. «A quest’ultimo riguardo - spiegano dall’Aoup - è già pronto un protocollo operativo che potrebbe consentire di affrontare con successo i casi più complessi senza dover ricorrere a particolari strategie farmacologiche o aferetiche. Siamo in attesa delle necessarie autorizzazioni da parte degli organismi competenti e speriamo di poter avviare a breve questa nuova attività. Resta inoltre fondamentale consolidare e sviluppare ulteriormente l’attività di trapianto da donatore vivente, particolarmente opportuna nei bambini, ma necessaria in qualsiasi fascia di età».

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