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Pisa

il processo

Sposa bambina, più dure le condanne in appello

Pietro Barghigiani
Un'aula di tribunale
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Un'aula di tribunale

Per tre imputati su cinque è stata riconosciuta anche la violenza sessuale. La Corte d’Assise ha ritenuto un reato il rito rom del matrimonio tra due minori

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PISA. Aumentano le pene in Corte d'Assise d'Appello nel processo passato alle cronache come il caso della sposa bambina. Per l'accusa un esempio di matrimonio combinato e a pagamento contro la volontà dell'allora minorenne costretta a subire atti sessuali. Di parere opposto la difesa secondo la quale non era che un rito celebrato tra due ragazzini previsto dalle tradizioni rom.

Per quattro imputati su cinque, i giudici di secondo grado hanno riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Pisa nel marzo 2013 ritoccando verso l'alto i verdetti e contestando a tre soggetti anche la violenza sessuale in concorso esclusa nel primo giudizio.

I difensori (avvocati Marco Meoli, Luca Cianferoni e Nicola Giribaldi) hanno annunciato il ricorso in Cassazione contro una sentenza che non solo conferma e aggrava le pene inflitte a Pisa, ma individua per tre imputati anche un ulteriore reato.

Intanto, Avdus Hamiti, il nonno dello sposo, uno dei sei condannati in Corte d'Assise è morto. Nei suoi confronti è stata pronunciata una sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato a causa del decesso.


Condanne bis. Erizon Mahmuti, 42 anni, zio dell'allora sposo, dai 6 anni in primo grado è passato a 6 anni e 6 mesi e 20mila euro di multa per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violenza sessuale in concorso; la moglie Vjolka Dibrani, 41 anni, da 6 anni a 8 anni di reclusione e 20mila euro di multa per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violenza sessuale in concorso; Ibadet Dibrani, 37 anni, madre dello sposo, da 5 anni a 6 anni e 6 mesi per la violenza sessuale in concorso e 15mila euro di multa; la nonna Nebhat Hamiti, 57 anni, da 5 anni a 6 anni e 6 mesi, per violenza sessuale e anche per lei 15mila euro di multa. Conferma a 5 anni per il padre dello sposo, Riza Haliti, 37 anni.

La storia. La vicenda esplose nell'ottobre 2010 con una serie di arresti. Al centro dell'inchiesta una ragazzina di origine kosovara di 14 anni che raccontò di essere stata portata in Italia con l'inganno per essere data in sposa, secondo il rito rom, ad un minorenne e a subire rapporti sessuali contro la sua volontà. Sul banco degli imputati (in parte del campo di Coltano, in parte - i nonni - di Gello a Lavaiano) erano finiti sei familiari dello sposo. Pesantissime, in un primo momento, le accuse: i sei dovevano rispondere, a vario titolo, di violenza sessuale, tentata violenza e violenza sessuale di gruppo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, tratta di persone e riduzione in schiavitù. Le accuse più gravi non erano entrate nella sentenza di primo grado. Che, invece, in appello vengono contestate almeno per la violenza sessuale a tre condannati (Nebahat, Ibadet e Vjolka).
 

La difesa. Gli imputati si sono sempre difesi sostenendo che la ragazza era stata portata in Italia in accordo con i genitori sul rito matrimoniale rom, previsto dalle loro tradizioni. I genitori della sposa bambina - mai costituiti parte civile - avevano affermato che a loro era stato assicurato che in Italia la figlia avrebbe fatto una vita da principessa.
Quello che la ragazzina riferì poi ai familiari fu un'altra storia che in appello ha portato all'aumento di pena per quattro condannati su cinque.

 

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