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Sanità, anche il Nursind boccia il piano di Rossi

Carlo Venturini
Personale sanitario in corsia
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Personale sanitario in corsia

Il segretario del sindacato infermieri: «No all’abolizione delle Aziende ospedaliere.
Il governatore non può pretendere di rivoluzionare il sistema in due mesi»

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PISA. «Non si può rivoluzionare la sanità toscana in due mesi». Lo dichiara il sindacato degli infermieri Nursind attraverso il segretario provinciale Daniele Carbocci. Il governatore Enrico Rossi ha presentato al capo del Governo Renzi una riforma della sanità regionale che prevede due strade con l'abolizione delle aziende ospedaliere universitarie o la creazione di tre mega Asl a cui affiancare le tre aziende universitarie di Pisa, Siena e Firenze. Dopo i medici, questa volta, a bocciare la proposta di riforma sono gli infermieri iscritti al Nursind preoccupati «dell'estrema fretta di Rossi» nel cambiare l'intero sistema sanitario.

Ma c'è di più. Carbocci è contrario alla soluzione dell'abolizione totale delle aziende ospedaliere universitarie perché ciò creerebbe «delle Asl enormi, mostri giganteschi difficilmente governabili ed efficienti sotto tutti i punti di vista sia da quello del personale che dell'utenza». Secondo il sindacalista, inoltre, la cancellazione delle aziende ospedaliere universitarie sarebbe in qualche modo solo di facciata.

«Il rischio - spiega Carbocci - è che i rettori vadano ad influenzare scelte organizzative o strategiche anche in quei presidi sanitari dove non è mai esistita una struttura con personale medico universitario».

Questa posizione è condivisa anche dal sindacato dei medici Anaoo. Il Nursind rimane possibilista sulla linea del 3+3, quella cioè che prevede tre mega Asl con tre aziende ospedaliere universitarie: «Ci sembrerebbe la soluzione meno peggiore anche se nulla si dice su come verranno ripartiti i budget, il personale, le strutture stesse».

La cosa che non va giù al Nursind è l'eccessiva fretta con cui si vuole procedere a rivoluzionare l'intero sistema sanitario. La giustificazione che arriva dalla Regione è che la riforma sanitaria ha bisogno di un nuovo quadro normativo e la via più breve, la scorciatoia è quella di presentare a Palazzo Chigi un emendamento da portare in aula con la legge di Stabilità entro fine anno.

Al momento, però, il Governo non ha ancora risposto alla richiesta della Toscana. Ma quest’ultima non è minimamente interessata a indietreggiare nel caso di un diniego romano. «Ma che fine farebbe un ospedale come Cisanello? - si domanda Carbocci -. Diventerebbe una sorta di presidio di riferimento per un'area che va da Massa a Grosseto?».

Con la proposta di riforma presentata da Rossi, secondo il Nursind, si andrebbero a perdere le caratteristiche, le peculiarità di ospedali che sono un punto di riferimento per i territori. «Non tutti gli ospedali sono uguali, non tutti i territori sono uguali, non tutte le professionalità sonno uguali», afferma il sindacalista.

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