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Pisa

tavola rotonda su salute e informazione

Quando la sanità non conosce cos’è la comunicazione

PISA. Com'è cambiata la comunicazione di temi legati alla salute? Se ne è discusso ieri al polo Fibonacci per il decimo anniversario del master dell’Università in comunicazione sanitaria. «Questo...

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PISA. Com'è cambiata la comunicazione di temi legati alla salute? Se ne è discusso ieri al polo Fibonacci per il decimo anniversario del master dell’Università in comunicazione sanitaria. «Questo master festeggia dieci anni, ma la comunicazione sui temi sanitari è all'anno zero». Queste le parole di Omar Monestrier, direttore del “Tirreno”, alla tavola rotonda intitolata "Allarmi e miracoli quotidiani: come costruire capacità critica per le scelte di salute". All'incontro hanno partecipato Luigi Arru, assessore regionale alla Sanità in Sardegna; Guglielmo Bonaccorsi dell'Università di Firenze; Annalaura Carducci, direttrice del master; Andrea Calamusa, coordinatore del master; Silvio Gherardi, presidente e ad di Baxter.

«Molte strutture sanitarie di alto livello non si sono ancora poste il problema della professionalizzazione dei soggetti deputati alla comunicazione interna ed esterna - ha detto Monestrier -. Non c'è nessuno in grado comunicare con efficacia ed efficienza le grandi questioni mediche o sanitarie a chi poi le trasferisce al pubblico. In caso di un evento traumatico, un errore sanitario importante in un ospedale, il medico si rifiuta di avere una relazione diretta con chi deve scrivere la notizia e la struttura amministrativa da cui egli dipende gli fa da scudo. C'è una difesa a prescindere dalle responsabilità, che a volte neanche ci sono. Pertanto le informazioni che provengono dalle strutture sanitarie sono spesso imprecise. La formazione dei giornalisti in ambito medico iniziò negli anni della pandemia Hiv. Ma c'è ancora molto da fare. Oggi la formazione dei giornalisti si concentra su temi deontologici, non sulle conoscenze delle malattie».

«I medici non sanno comunicare, ma salute è anche informazione», ha detto Arru.

«Come ridurre la paura delle malattie e non creare ansie nella popolazione? L'istituzione deve abituarsi a comunicare, monitorare il rischio, coinvolgere gli stakeholder - ha concluso Carducci -. Il processo di alfabetizzazione sanitaria riguarda tutti».

Sharon Braithwaite

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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