Il Tirreno

Pisa

«Non ci fu truffa», assoluzione piena per Patrizia Pacini

di Pietro Barghigiani
«Non ci fu truffa», assoluzione piena per Patrizia Pacini

La vicenda risale al 2006. Per il giudice «il fatto non sussiste» Inchiesta nata dopo la lite con un socio del consorzio Plus

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Assolta perché il fatto non sussiste. Si chiude con la formula più ampia delle assoluzioni dopo oltre 8 anni - tra indagini e processo - la vicenda giudiziaria dell’imprenditrice Patrizia Pacini, figlia di Pierfrancesco Pacini (presidente della Camera di Commercio, dell’Opera della Primaziale, di Confindustria Toscana, oltre che editore), finita a giudizio con l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per false comunicazioni sociali ai danni dell’Unione Europea e della Regione Toscana.

La sentenza è stata letta nel primo pomeriggio di ieri dal giudice monocratico Donato D’Auria. L’imputata era difesa dall'avvocato Stefano Del Corso.

Il rinvio a giudizio scaturì dopo un’inchiesta partita nel 2006 sulle edizioni Plus, società della quale Patrizia Pacini era amministratore delegato. Le edizioni Plus era un consorzio di cui facevano parte l’ateneo pisano, che deteneva la maggioranza, e due soci privati, le case editrici locali Pacini ed Ets.

Si erano costituite parte civile la Regione Toscana, l’università di Pisa e le Edizioni Ets. Al termine dell’inchiesta per l’ad del consorzio Plus era scattata l’accusa di truffa aggravata - per due episodi - per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per false comunicazioni sociali. Accuse che il giudice non ha ritenuto provate assolvendo l’imprenditrice.

L’inchiesta, seguita dalla Guardia di finanza e diretta dal pm Flavia Alemi che ieri ha chiesto una condanna a un anno e 8 mesi, venne avviata nel 2006, quando Patrizia Pacini rivestiva l’incarico di amministratore unico delle edizioni Plus.

Al termine dell’inchiesta per l’amministratrice del consorzio Plus era scattata l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche con presunte fatturazioni gonfiate e per false comunicazioni sociali. Uno dei soci del consorzio, la casa editrice Ets, nel 2006 aveva presentato due ricorsi con i quali venivano sollevati dubbi sulla gestione del consorzio.

Fra le accuse mosse all’imprenditrice anche la presunta dichiarazione di costi sulle pubblicazioni superiori rispetto a quelli effettivi - per la Procura nell’ordine di 450-460mila euro - che avrebbero procurato, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, un ingiusto profitto per sé e soprattutto un danno alla Commissione europea che sosteneva il 100% della spesa. Stesso capo d’imputazione per un altro progetto finanziato dal Fondo sociale europeo e dalla Regione Toscana.

Nell’ipotesi accusatoria sfociata con il rinvio a giudizio venivano contestati costi, per i due progetti beneficiari dei contributi pubblici, che non sarebbero stati sostenuti.

L’origine del processo nasce da una lite tra Ets e Pacini. Una querela e un esposto, a febbraio e luglio del 2006, presentati dalla casa editrice Ets, danno il via all’inchiesta in cui si ipotizza un presunto conflitto d’interessi che chiama in causa Patrizia Pacini, all’epoca amministratore delegato della Plus nonché amministratore delegato della Pacini editore.

La Ets contestava il fatto che la pubblicazione della maggior parte dei testi fosse stata affidata alla Pacini e che non c’era stata una divisione paritetica che rispettasse l'impegno preso.

Secondo Ets Patrizia Pacini, nella carica di amministratore delegato, avrebbe avuto una posizione privilegiata per ottenere commesse per la sua azienda di famiglia. L’avvocato Del Corso su questo aspetto e sul reato di truffa aggravata ha dimostrato che «il fatto non sussiste».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa