Il Tirreno

Pisa

Società fallita, lei rischia di perdere la casa già pagata

di Candida Virgone
Società fallita, lei rischia di perdere la casa già pagata

La disavventura di una agente assicurativa che chiede aiuto «Mi sia dato almeno il tempo di trovare un altro alloggio»

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PISA. «La mia casa vale di più senza di me dentro: questa verità mi sta distruggendo più di tutto quello che mi è successo e che mi ha portato sull'orlo del baratro».

Paola Treggi, agente assicurativo, è una cittadina disperata, protagonista involontaria di una storia che ha dell'incredibile e che, fortunatamente, oggi, grazie ad una nuova legislazione in materia, non miete più vittime. Perché Paola è una di quelle persone che si sono comprate una casa, l'hanno pagata interamente, e se la sono vista ingoiare nel vortice del fallimento del costruttore che gliel'aveva venduta. Adesso, per restare in casa sua, cento metri quadri a Porta a Lucca, pagata nel Duemila cinquecento milioni di lire, la deve ricomprare. Ma a cinquant'anni non ne ha più voglia e, soprattutto, i mezzi. Racconta lei la sua disavventura, chiedendo al tribunale la possibilità di una proroga senza accollo di ulteriori spese, per avere il tempo di cercare un alloggio in affitto per sé e per i suoi cagnolini. In preda ad una rabbia impotente sia per il danno economico che per la beffa morale, non accetta di trovare sotto l'albero questo bel regalo di Natale.

«Per stare vicino a mia madre - racconta con gli occhi velati di lacrime - nel Duemila vendo la mia casa di Pappiana e deciso di acquistare a Porta a Lucca, in via di Gello, due miniappartamenti che il costruttore promette di riunire in uno. Faccio il compromesso, dò la caparra e poi verso altre cifre seguendo gli stadi di avanzamento dei lavori di ristrutturazione eseguiti da una srl, la Renova, per conto della società proprietaria, la Orso Immobiliare snc. Passano i mesi e, quando insisto nel voler stipulare il rogito che sancisce l'acquisto definitivo, anche in base al fatto di aver anticipato tutta la cifra dovuta, mi accorgo che c'è qualcosa che non va. I venditori rimandano, accampano scuse, dicono che devono fare i conti sui lavori fuori capitolato, alla fine spariscono letteralmente. Intanto la Renova fallisce e la Immobiliare viene inglobata nella srl rientrando nel fallimento. Nella mia stessa situazione, per quello stabile, si è trovato il mio vicino di casa, che ha deciso di ricomprare, ma per altre costruzioni anche altri miei amici che però con insistenze varie erano riusciti a stipulare il rogito in tempi utili. È il 2001 quando entro nell'appartamento che però non può essere riunito come mi era stato promesso, ma resta in due unità distinte: una resta a me, nella più piccola ospito mio nipote».

È il 2008 quando parte contro la società una causa seguita dall'avvocato Michele Barbieri, ma nonostante la prova della maggior parte dei pagamenti avvenuti, effettuati tramite assegno, la dottoressa Treggi rientra fra i creditori cosiddetti chirografari, che probabilmente resteranno fuori da qualsiasi risarcimento. Non essendo purtroppo retroattiva la legge che tutela gli acquirenti da eventuali fallimenti dei costruttori, la causa si chiude nel 2013 con la proposta di acquisto delle due proprietà che vengono messe all'asta. L'appartamento più piccolo viene venduto, mentre tre aste sul secondo, che parte da una base di 238mila euro, restano deserte, per cui il curatore fallimentare, Nicola Cipolla, chiede la liberazione dell'immobile, più facilmente vendibile senza occupante, avvertendo che, su incarico del giudice delegato, dottor Giovanni Zucconi, dal primo dicembre dovrà dare inizio alla procedura d'urgenza di sgombero della casa, con aggravio di spese legali e con richiesta di indennità di occupazione.

«Quando chiedo loro di mettersi nei miei panni - dice Paola - mi dicono che gli dispiace, ma nessuno guarda al caso umano, dovuto in parte alla mia ingenuità, ma anche ad una legge ingiusta che ci rende vittime del diritto. Ora chiedo solo di aver un po' di tempo. Qualcuno deve aiutarmi…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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