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Pisa

In centinaia per l’addio a Carlo

In centinaia per l’addio a Carlo

Il padre del giovane morto in un incidente: avrei voluto dargli maggiore affetto

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PISA. Una folla ha salutato Carlo Alberto Brustia, il giovane morto in un incidente stradale la notte tra giovedì 27 e venerdì 28 sul viale D'Annunzio. Carlo Alberto era nipote di Pierluigi Longiave, noto commerciante pisano di elettronica. Da poco aveva cominciato a lavorare con il padre in un’impresa di impianti elettrici. I funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa di San Nicola, in via Santa Maria, a due passi dai lungarni. Centinaia di persone si sono strette intorno ai familiari, distrutti dal dolore. Tantissimi i giovani presenti, ma anche tanti padri e madri di famiglia colpiti da una morte così improvvisa.

La chiesa di San Nicola si è riempita presto di gente. Molti in piedi lungo le navate, fino all'ingresso. In tanti sono rimasti in strada e lungo il marciapiede, per esprimere vicinanza alla famiglia Brustia, ma anche per trovare una seppur minima consolazione nelle parole del parroco, padre Mariano Raspanti, e del viceparroco don John Alabastro. Padre Raspanti ha esortato i presenti a pensare al significato della vita e del «nostro passaggio sulla Terra».

«Siamo qui sgomenti a chiederci come si possa morire così giovani. Per chi crede, l'unica consolazione è sapere che Dio ha chiamato Carlo - ha detto il parroco -. Carlo oggi ci ha fatto un enorme regalo: ci ha riunito qui per pensare al ruolo di ciascuno di noi in questa vita. Il messaggio del Vangelo dà speranza, la speranza nella resurrezione».

Durante i momenti di preghiera, un silenzio avvolge i presenti. Ognuno è assorto nei propri pensieri, interrotti dai ricordi e da copiose lacrime che rigano i volti. Pochi minuti prima della fine della cerimonia solenne, prende la parola Massimo, il padre di Carlo. «Non ho preparato nessun discorso, ma tengo a dire alcune cose - ha affermato -. Questa vicenda ci ha segnato. Mi rimarrà il rimorso di non avergli dato abbastanza affetto. I figli devono morire dopo i genitori. Vorrei che rifletteste sul presente e su come impieghiamo il nostro tempo. Ai ragazzi dico che a casa c'è sempre qualcuno che vi aspetta. Sempre».

Un applauso accoglie queste parole. La chiesa comincia a svuotarsi, la folla attende la bara coperta di rose bianche per l'ultimo sguardo. Gli occhi sono gonfi, non ci sono più lacrime. (s.b.)

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