Il Tirreno

Pisa

Uccise la madre, ma non è imputabile

Fruzzetti dichiarato incapace di intendere e di volere. È ancora pericoloso, verso il ricovero all’Opg

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Quando Fabrizio Fruzzetti uccise la mamma con due coltellate alla gola era totalmente incapace di intendere e di volere. Non solo. A distanza di due mesi dall’episodio la sua pericolosità sociale resta elevata, con particolare riferimento verso i familiari, e a livello processuale questo stato di cose significa che l’omicida non è imputabile. Dalla perizia è emerso che le dinamiche che lo hanno spinto al delitto della madre potrebbero riproporsi anche nei confronti degli altri parenti prossimi.

Ieri mattina si è tenuto l’incidente probatorio davanti al gip Guido Bufardeci con la presentazione della perizia redatta dallo psichiatra Maurizio Pieri. Il medico ha chiarito nella relazione che le condizioni mentali di Fruzzetti al momento del fatto e quelle attuali convergono con la diagnosi stilata dal servizio di psichiatria del centro clinico del Don Bosco dove il matricida è ricoverato dalla mattina del 29 luglio scorso. All’udienza hanno preso parte il pm, Antonio Giaconi e il legale di Fruzzetti, l’avvocato Francesco Verdianelli.

Pm e difensore hanno chiesto congiuntamente l’applicazione della misura di provvisoria di sicurezza e il giudice ha emesso l’ordinanza. Da ieri è partita la procedura per l’individuazione della struttura in cui portare Fruzzetti che con ogni probabilità sarà Montelupo Fiorentino. Entro la fine della settimana il matricida sarà trasferito all’ospedale psichiatrico giudiziario.

La prospettiva processuale è quella di un giudizio immediato disposto dalla Procura, cui farà seguito un rito abbreviato proposto dalla difesa. Non ci sono misteri a chiarire nella tragedia di Ghezzano e nemmeno lacune da censure nelle cure prestate all’uomo che veniva seguito con regolarità dal centro di salute mentale dell’Asl.

Fruzzetti, 55 anni, colpì alla gola la mamma Cesira Antonioli, 88 anni, vedova di Mario dal 2006, nel corso di una lite avvenuta in cucina tra le 20 e le 20,15 del 28 luglio. Il raptus si consumò durante la cena nella villetta in via Puccini a Ghezzano. Una pietanza sgradita fece da detonatore. Nella sua mente minata dalla schizofrenia quello era stato il principale pretesto per armargli la mano con un coltello da cucina. L’uomo si era convinto che Cesira non fosse sua madre e nel suo delirio aveva messo in mezzo anche alberi piantati dal padre e poi abbattuti e questioni di soldi che non c’erano nel modo più assoluto. Dopo aver ucciso la mamma in cucina era andato nella sua cameretta. Alle 21 aveva preso i farmaci come tutte le sere e alla domanda dei magistrati come avesse passato la notte aveva risposto: «Ascoltando la radio». La mattina si era alzato chiamando subito carabinieri che arrivarono nella villetta trovando il corpo senza vita della pensionata steso sul pavimento della cucina. Il destino di Fruzzetti, più vittima che colpevole in una tragedia della follia, è quello che una sintesi brutale un tempo si chiamava manicomio criminale. Sarà assolto perché non imputabile. Ma “condannato”, a meno di perizie che ne certifichino il venir meno della pericolosità, a restare in cura in un Opg per il resto dei suoi giorni.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze