Italia
L’ultimo saluto a Raspolli Galletti poeta vernacolista
Nella chiesa di Titignano i funerali dell’ex medico, colonna di riviste storiche come “Er Gobbo” ed “Er Tramme”
PISA. Si sono svolti ieri i funerali di Gianfranco Raspolli Galletti Lo scrittore, ex medico di Titignano, aveva 89 anni: con la sua scomparsa, Pisa piange il proprio massimo poeta contemporaneo. Gianfranco Raspolli Galletti, classe 1925, da quasi quarant’anni autore di testi in vernacolo pisano, è mancato sabato mattina presso l’antica casa di famiglia a Titignano, dopo un breve periodo di malattia che aveva fatto seguito ad un ictus sofferto a fine luglio.
La scomparsa di Galletti colpisce in modo particolare il mondo del vernacolo pisano, di cui Galletti è stato indiscusso protagonista sia come cultore e studioso che soprattutto come poeta.
Oltre cinquecento sonetti raccolti in innumerevoli riviste e svariate ricercatissime pubblicazioni, spesso corredate da illustrazioni memorabili, costituiscono un lascito fondamentale per la letteratura vernacola pisana iniziata nel 1872 coi “Cento sonetti” di Renato Fucini e ricca ormai di centoquaranta anni di storia.
Galletti, dopo la Laurea in Medicina agli inizi degli anni Cinquanta, per circa quaranta anni aveva esercitato la professione di medico di famiglia nel proprio paese natale, Titignano, stimato ed apprezzato per la sua competenza, umanità e dedizione verso i pazienti di ogni ceto. E’ proprio durante la sua attività di medico di paese che ebbe modo di assistere a macchiette vernacole particolarmente gustose, che lo indussero a scrivere i primi sonetti verso il 1977.
Era quello un periodo molto difficile per il vernacolo pisano: circa 20 anni prima (nel 1956) era prematuramente scomparso il grande Domenico Sartori, il quale aveva lasciato un vuoto che nessuno era stato in grado di colmare. Bastarono un poeta come Galletti e l’impulso del fine critico letterario Giacomo Adami (1928-2009), organizzatore del fortunato concorso vernacolo “Oreste di Navacchio”, per dare nuova linfa vitale alla nostra letteratura cittadina.
Nel 1980 esce “I sonetti der Galletti” – ormai una rarità bibliografica nell’edizione originale – e di lì a poco si sarebbe avuta una fioritura di nuovi scrittori vernacoli che ha animato per circa tre decenni il panorama culturale nostrano. Dopo il pensionamento, nel 1991, Galletti ha avuto modo di dedicarsi a tempo pieno al vernacolo: ha presieduto giurie, pubblicato saggi, tenuto lezioni e incontri, valutato ed incoraggiato le nuove leve di questa materia solo apparentemente facile e leggera.
E’ stato la vera colonna delle riviste del settore, “Er Gobbo” di Adami e soprattutto il trimestrale “Er Tramme” diretto da Benozzo Gianetti che ancora oggi offre agli appassionati fresche pagine di linguaggio pisano. Imponente il suo lascito di scritti in vernacolo e sul vernacolo, non soltanto pisano.
Nel 2012, consapevole di essere ormai a fine carriera, ha licenziato il libro “Robba vecchia e Robba nova”, una raccolta di sonetti selezionati dalla propria sterminata produzione del passato, accompagnati dalla produzione (veramente cospicua) degli ultimissimi anni, con illustrazioni di Nicola Gorreri e prefazione di Lorenzo Gremigni. Alle figlie Margherita e Anna Maria, ai nipoti Rossella, Andrea ed Alessandro vanno le condoglianze della nostra redazione. (a.sc.)
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