Il Tirreno

Pisa

Cambio divisa, più minuti ma di soldi non si parla

di Gianluca Campanella

L’azienda ospedaliera apre sui tempi anche se non si pronuncia sugli arretrati Centinaia di lavoratori pronti a fare ricorso dopo la vittoria dei sei infermieri

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PISA. In futuro ci saranno cinque minuti in più per cambiarsi la divisa all’ospedale di Cisanello, compresi nell’orario di lavoro; inoltre l’Aoup, Azienda ospedaliero-universitaria pisana, sta studiando se e come sia possibile trovare una soluzione sugli eventuali arretrati da regolare. Questa è la proposta con cui ieri l’azienda si è presentata alla “delegazione trattante”, riunione formale a cui erano ammesse tutte le sigle sindacali delegate a trattare.

Come nasce l’incontro. Lo spunto che ha favorito il tavolo tecnico è una recente sentenza del giudice del lavoro di Pisa, Elisabetta Tarquini, che riconosce a sei infermieri ricorrenti una «remunerazione quale tempo di lavoro» pari a nove minuti in ingresso e nove in uscita, per ogni giorno di servizio dal primo gennaio 2005 al 31 dicembre 2010. L’Aoup il 20 aprile 2010 (tre settimane dopo l’inizio della causa) aveva già aveva firmato un accordo che riconosceva 12 minuti al giorno come tempo retribuito necessario alla vestizione e al passaggio di consegne; e quest’anno un nuovo accordo prevede 15 minuti (5 per la divisa validi per tutti e altri 10 minuti di cambio consegne ai turnisti).

Nuova proposta. L’Aoup mette sul tavolo un primo punto: trovare una via di mezzo tra i 5 minuti già riconosciuti a tutti e i 18 quantificati dal giudice ai sei ricorrenti dopo una lunghissima perizia che ha preso in esame il caso specifico. E questo punto fermo si quantifica in dieci minuti di lavoro necessario per cambiarsi: cinque in entrata e cinque all’uscita. Ciò apre una serie di questioni. L’azienda preferirebbe non aumentare il minutaggio complessivo di lavoro per ogni lavoratore. Questo è possibile dove non c’è servizio al pubblico o dove non ci sono cambi turno. Semplificando: se serve del personale dalle 8 alle 12 senza contatti con l’utenza, non lo faccio entrare alle 7,55 e uscire alle 12,05 per il cambio divisa; ma lavorerà un po’ meno di tempo effettivo perché avrà più minuti per cambiarsi all’interno del suo vecchio orario di lavoro.

Se si sovrappone? Tale discorso non vale per un infermiere che deve garantire un servizio continuo: con l’esempio di prima, oggi l’entrante monta alle 12; ma con più tempo di cambio divisa, lui entra alle 11,55 e l’uscente se ne va alle 12,05. Senza considerare (per ora) il cambio consegne, cioè il rapporto scritto o orale che chi va via fa a chi entra per spiegargli la situazione nel reparto. Saranno inevitabili le sovrapposizioni d’orario e per il momento non è deciso se l’Aoup prevede di farvi fronte attingendo dal fondo straordinari oppure facendo recuperare con maggiori permessi questi minuti al personale. È chiaro che in questo secondo caso sarebbero necessarie nuove assunzioni per mantenere l’organico effettivo all’altezza della richiesta.

I problemi. Ieri l’Aoup non ha nascosto di tener fuori due problemi: il tempo di cambio consegne – riguarda il 50% del personale – e l’arretrato. Sul primo punto si attendono linee guida dalla Regione che sta esaminando il problema a livello complessivo. Mentre l’altro argomento è un po’ più urgente: ci sono centinaia di lavoratori che hanno già dato mandato ai sindacati di fare ricorso sulla base del precedente favorevole dei sei ricorrenti vincitori. Per capire quali sono le possibilità (oltre alla volontà di evitare contenziosi) sono in azione gli uffici dell’azienda, che tra una decina di giorni chiederà un nuovo incontro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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