Lutto
Cade l’accusa di assenteismo Assolta l’ex provveditore
Maria Alfano guidava gli uffici di Pisa e Massa quando una lettera anonima fece scattare l’inchiesta Accusata di truffa ai danni dello Stato, è stata prosciolta con formula piena: il fatto non sussiste
MASSA. Assolta perché “il fatto non sussiste”. Maria Alfano, ex dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Pisa e di Massa (l’ex provveditorato) esce a testa alta dal processo a suo carico per truffa ai danni dello Stato che si è celebrato davanti al tribunale di Massa. È stata la stessa pm Susan Pietrini a chiedere il proscioglimento della dottoressa Alfano, richiesta accolta dal giudice Fabrizio Garofalo, che ha pronunciato la sentenza di assoluzione.
La dirigente era accusata, in sostanza, di assenteismo. Nelle ore in cui doveva essere in ufficio a dirigere la scuola apuana, nell’ufficio non c’era. E le sue uscite dalla palazzina di via Pascoli non erano registrate. Questo diceva un esposto anonimo (ma che si ritiene fosse stato scritto da alcuni dipendenti dell’ex provveditorato scontenti dei modi inflessibili della dirigente) che venne diffuso tra il 2008 e il 2009, periodo in cui la dottoressa Alfano era anche dirigente dell’Ufficio scolastico di Pisa. La denuncia finì anche all’attenzione della procura della Corte dei Conti, che avviò un’indagine, ipotizzando un danno all’erario di 3mila euro circa, somma ricavata da un calcolo delle ore in cui la Alfano sarebbe stata “assente ingiustificata” dall’ufficio. Il giudice contabile, però, non riconobbe fondata quell’accusa e, lo scorso anno, chiuse il fascicolo a carico della dirigente.
Tutto finito? No. I carabinieri del nucleo investigativo di Massa, a cui la Corte dei conti aveva affidato le indagini, ritennero che, comunque, nella condotta della dirigente si potesse sospettare un reato penale. Dai loro accertamenti, infatti, emergevano conferme all’esposto, nel senso che la dirigente diceva di non essere a Massa perché impegnata a Pisa e viceversa. Mentre in realtà sarebbe stata né da una né dall'altra parte. Va detto che i militari non l'hanno trovata né con il sacchetto della spesa in mano e neppure con la borsa della palestra in spalla. Ma gli elementi raccolti li avevano indotti a ritenere che la donna avesse fatto assenze ingiustificate, truffando così il suo datore di lavoro: lo Stato.
Una versione contestata dall'avvocato difensore Luca Pietrini: per tre anni, è stata la sua linea difensiva, la dirigente è stata provveditore sia di Massa-Carrara sia di Pisa, il doppio incarico non le consentiva di essere in entrambi gli uffici contemporaneamente. Non solo: la Alfano, in qualità di dirigente, non era sottoposta a obblighi di orario. Non doveva, cioè, timbrare il cartellino di entrata-uscita dall’ufficio. Perché, come prevede il contratto, i dirigenti non sono sottoposti a questo tipo di controllo in quanto la loro prestazione viene misurata (e quindi remunerata) in base al raggiungimento di obiettivi e non in base alle ore lavorate.
Si è arrivati così al processo, dove i testimoni hanno dato corpo alle tesi della difesa, tanto che è stata la stessa pubblica accusa a chiedere l’assoluzione. «Giustizia è fatta. Questa sentenza mi libera da un’accusa falsa e infamante. Quella di avere truffato il mio datore di lavoro. E per 3mila euro, come aveva calcolato la Corte dei Conti. Chi mi conosce sa quanto lavoro, perdendo 15-20 giorni di ferie all’anno per fare fronte ai miei impegni. Già la Corte dei Conti aveva chiuso il procedimento partito da una lettera anonima, senza ravvisare alcun danno all’erario. Ora anche il tribunale ha riconosciuto che mi sono sempre comportata correttamente », commenta Maria Alfano, che lo scorso anno è andata in pensione.
Claudio Figaia
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