Gioco
«La storia degli scarichi causò la nostra rottura»
Daniele Cicalò, presidente dell’associazione “Per l’Arno di Pisa”, interviene dopo il blitz della Forestale e si dissocia dalla cooperativa che gestisce i locali
PISA. «Mi dissocio dal comportamento della cooperativa Flu, visto che il mio nome potrebbe essere collegato a quanto successo. I dissidi sullo smaltimento sono cominciati nel 2009 e sono alla base della mia estromissione dal progetto». Daniele Cicalò, presidente dell’associazione “Per l’Arno di Pisa”, ha commentato il blitz del Corpo forestale che ha sequestrato quattro cisterne per la raccolta delle acque reflue: due nella spiaggetta “Argini e margini” (lungarno Galilei) e due in quella “Arno vivo” (lungarno Buozzi), gestite dalla cooperativa Flu.
Ieri la notizia ha tenuto banco in città, vista la popolarità dei due locali estivi, sia in termini di afflusso che di apprezzamento. Ricordiamo che la Forestale ha rilevato che dalla seconda cisterna di ognuno dei due impianti fuoriuscivano liquami che si disperdevano nel terreno, inquinandolo. E ha ritenuto opportuno trasmettere gli atti in procura per fare chiarezza sul sistema di smaltimento. Cicalò ha contattato il “Tirreno”: «Tanti vantano la paternità di questo progetto, ma su www.comune.pisa.it/arnovivo/ che è il sito ufficiale del Comune, si dimostra che io sono il vero ideatore del progetto “Arno vivo” e oggi non voglio essere coinvolto».
Ecco il racconto: «Dal 2004 con la mia associazione ci siamo battuti per un uso delle sponde dell’Arno a fini ricreativi; ma fino al 2009 non ho potuto fare altro che pulire gli argini del fiume, perché il Comune non riconosceva il nostro progetto». Cicalò racconta che finalmente gli arriva «la concessione per lungarno Buozzi; e l’antesignana dell’attuale cooperativa Flu ci chiede di collaborare nell’area». L’idillio dura poco, perché subito si sviluppano «attriti legati a una differenza di vedute: notavo una gestione troppo speculativa che si distanziava dagli obiettivi di “Per l’Arno di Pisa”, nata per far conoscere il fiume». E nella sua ricostruzione Cicalò specifica che «uno degli argomenti di discussione era proprio la documentazione relativa allo smaltimento delle acque reflue». Secondo Cicalò, sarebbe andata proprio com’è successo quest’anno con la Forestale, che ha trovato un numero di rifornimenti di acqua dalle autobotti superiore al numero di svuotamenti delle cisterne. Cicalò specifica che la collaborazione prevedeva una divisione dei compiti: «Dello smaltimento se ne occupavano loro, ma io ero il responsabile legale e chiedevo le carte, perché trovavo le cisterne vuote». Da questa impasse sarebbe derivata «la mia estromissione. La mia attività oggi prosegue sulla golena del Cep».
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