Il Tirreno

Pisa

«Aeroporti, la fusione unica garanzia per Pisa»

di Francesco Loi
«Aeroporti, la fusione unica garanzia per Pisa»

Giovanni Bonadio (“Logistica Toscana”): «Il rischio è di essere marginalizzata Gli enti locali pensino alla vendita delle azioni per tutelare il loro patrimonio»

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PISA. «La fusione tra scali è l’unica soluzione per dare garanzie a Pisa». Chi parla così è Giovanni Bonadio, esperto di infrastrutture, presidente e amministratore delegato della società “Logistica Toscana”, di cui sono soci la Regione e le Camere di Commercio toscane. In questa intervista è anche uno dei primi - se non il primo - che in città esterna un’idea che in vari ambienti cova sotto la cenere: la convenienza a questo punto di vendere le azioni Sat, la società dell’aeroporto Galilei, anche da parte dei soci che facevano parte del patto di sindacato (Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Pisa) e che ormai non ha più la maggioranza. «Se ne può mantenere una piccola quota a titolo di presenza pubblica per esercitare un ruolo di stimolo e controllo», dice Bonadio, che tra l’altro fa parte della Deputazione, l’organo di indirizzo della Fondazione Pisa.

Bonadio, da dove partono le sue considerazioni?

«Nell’ambito della logistica toscana, il sistema aeroportuale è una componente più che importante. E poi è giusto parlare di sistema e non di aeroporto di Pisa e aeroporto di Firenze. Ormai si va incontro a concentrazioni di funzioni».

Spieghi questo concetto…

«C’è una grande occasione aperta dall’accordo tra Etihad e Alitalia, che prevede due hub: uno a Fiumicino e uno a Malpensa. Quello che si crea è un vuoto nell’Italia centrale, dove gli scali di Pisa e Firenze, già con una proprietà comune (Corporacion America), potrebbero inserirsi diventando il terzo polo nazionale. L’alternativa è lasciare spazio a Bologna».

Perché la concorrenza di Bologna è così forte?

«Bologna, da sola, fa già 6 milioni di passeggeri. E anche con le merci, grazie al suo interporto, lavora tanto. Pisa e Firenze, separate, non possono competere. E Pisa deve soprattutto temere quello che si può riassumere in una parola: marginalizzazione. Per evitarla, in una costa che già sconta l’assenza di infrastrutture come la Tirrenica, la sola strada è il sistema unico. Abituiamoci a pensare che gli interessi sono toscani, non sono né fiorentini né pisani. E l’integrazione diventa tanto più urgente alla luce sia dello Sblocca Italia, sia dell’orientamento di Enac per una pista a Peretola di 2.400 metri».

Che per Pisa è il vero segnale di concorrenza…

«Io non so se abbia la prevalenza la pianificazione territoriale, anche se a mio avviso dovrebbe averla (e su questo si dovrà insistere), o la dichiarata esigenza di sicurezza da parte di Enac. Ma tra pochi anni la tecnologia farà passi in avanti e si atterrerà anche con piste più corte. Per la concorrenza l’unico modo è dividere le funzioni: Pisa con i low cost e il trasporto merci, cui il management con intelligenza dedica attenzione, Firenze con i voli business. C’è spazio per entrambi. E poi non ho mai visto un privato che spende tanto per non valorizzare il suo investimento».

Sulla fusione gli enti pisani potranno dire una parola decisiva. Comune e Provincia sono per il no, dentro Camera di Commercio e Fondazione ci sono invece punti di vista diversi: qualcuno era già per vendere le azioni a Corporacion…

«Io sono per la vendita delle azioni. La mia opinione è che tutti i soggetti pisani potrebbero tenerne una parte, come ha fatto la Regione con il 5%. Sarebbe un modo per essere sempre presenti nella società. Ma al tempo stesso, con la vendita, si avrebbe per ogni ente la valorizzazione e la tutela del proprio patrimonio».

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