Toscana
Scoperti scarichi abusivi lungo l’Arno
Blitz del Corpo forestale dello Stato nelle aree occupate da due locali estivi
PISA. Le cisterne di raccolta liquami dei due locali/spiaggette “Argini e margini” (lungarno Galilei) e “Arno vivo” (lungarno Buozzi) inquinavano il terreno circostante, a ridosso del fiume che bagna Pisa. E il Corpo forestale dello Stato – che dopo un’indagine ha sequestrato i due impianti rispettivamente il 12 settembre e ieri – per il momento ha trasmesso gli atti in procura relativi al primo caso: la magistratura valuterà se il sistema ideato per la conservazione e lo smaltimento delle acque sia legale o no. Infatti, in ciascuno dei due luoghi del divertimento estivo gestiti dalla cooperativa Flu, oltre alla cisterna ufficiale di scarico, ce n’era un’altra a una quindicina di metri e collegata alla prima tramite un tubo: quando la principale era troppo piena, il contenuto passava nell’altra, forata in più punti, e da qui si disperdeva nel terreno. Il tutto era a pochi centimetri di profondità, ma impercettibile. Tanto invisibile che la doppia operazione della Forestale ha dei contorni quasi rocamboleschi: per accertare la correttezza dell’impianto è stato necessario fare appostamenti dalle finestre.
Andiamo con ordine. Già in passato la Forestale aveva ricevuto contro i due esercizi segnalazioni anonime, cui aveva dato seguito: gli uomini in divisa si erano recati sul posto e avevano ispezionato il pozzetto di accesso alla cisterna principale, nonché unica conosciuta; da qui sembrava tutto in ordine. La segnalazione di quest’anno era così dettagliata (si precisavano le modalità con cui sarebbero stati effettuati i fori sulle seconde cisterne), che il Nucleo investigativo ci ha voluto vedere chiaro: dalla finestra del comando provinciale si osserva bene “Argini e Margini”, pur se distante centinaia di metri. Così per due mesi, ogni mattina, il commissario capo Davide Ciccarelli ha guardato cosa succedeva sull’altra riva dell’Arno e aspettato: il 12 settembre è arrivata la gru per smontare le strutture, poiché la concessione demaniale prevede che in autunno e inverno – a rischio piene dell’Arno – tutto sia sgombro.
A quel punto una squadra della Forestale è intervenuta e ha sequestrato il sistema.
Il 26 settembre c’è stato lo smantellamento di “Arno vivo” e anche in questo caso è stato riscontrato un analogo sistema della doppia cisterna e una dispersione di liquami nel terreno.
La cooperativa Flu si dichiara «estranea» ai fatti e parla di «malinteso riguardo alla destinazione d’uso» delle cisterne: quelle forate sarebbero di raccolta delle «acque bianche» e quindi non costituirebbe un problema il fatto che abbiano perso liquidi. Così sembra di capire da una nota prodotta dalla stessa cooperativa che «confida nel fatto che la questione si chiarisca velocemente nei luoghi deputati».
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