Finanza
«Mi diceva: sei una zingara di periferia»
L’ex compagna di Andrea Buscemi racconta in aula episodi e insulti che l’hanno portata a querelare l’artista
PISA. Un rapporto possessivo quando le cose andavano bene che si trasformava in ossessivo nel momento in cui la relazione aveva le sue ombre. Che per Patrizia Pagliarone (nella fofo) sono diventati incubi quotidiani.
Lo ha ripetuto la 44enne, con momenti di commozione e lacrime, al processo contro l’attore e regista Andrea Buscemi, l’ex compagno che ha querelato nel dicembre 2009 al termine di una storia che tra alti e bassi andava avanti dal gennaio 2007.
«La mia vita ricomincerà quanto tutto questo sarà finito» ha detto in aula e quando il suo avvocato le ha chiesto se avesse mai pensato a gesti pericolosi su di sé ha risposto: «Sì, pensavo fosse l’unico modo per venire fuori da questa storia».
Quella di ieri è stata l’udienza del processo Buscemi che è entrata nel merito delle contestazioni e che dalle 10 circa è andata avanti fino alle 15. Una maratona iniziata con l’ascolto in aula delle registrazioni ambientali e telefoniche da parte della parte offesa.
Da mezzogiorno è toccato a Pagliarone sedersi sul banco dei testimoni. Capelli a coda di cavallo, pantaloni color crema, maglietta bianca, la manager specializzata in organizzazione di eventi, ha risposto alle domande del pm, Aldo Mantovani, del giudice Paola Giovannelli, del suo legale, Federica Mondani e di quello dell’imputato, avvocato Carlo Di Bugno.
La versione dei fatti raccontata dalla parte offesa ha occupato quasi tutta la deposizione. Per un’ora, ma ne ha già chieste altre tre per la prossima udienza in programma il 5 novembre, si è svolto il controesame del difensore di Buscemi (articolo a fianco, ndr). In apertura di udienza sono state sentite le registrazioni audio prodotte dalla parte civile.
Telefonate e dialoghi in auto o all’aperto durante i quali vengono messi in fila gli sfoghi di Buscemi, con parolacce e offese contro Patrizia, ma anche frasi di un innamorato che con insistenza cerca di riconquistare la sua donna che non ne vuole più sapere di lui.
La teste ha ricordato alcuni episodi riportati nella querela.
«Quando dormivo a casa sua – ha dichiarato – chiudeva la porta per non farmi uscire. Poi prendeva il mio cellulare e controllava sms e telefonate. Quindi mi svegliava nel cuore della notte per chiedermi conto dei miei contatti con interrogatori martellanti. E per calmarmi poi mi dava dei cioccolatini».
Durante la deposizione la teste ha raccontato di appostamenti da parte di Buscemi, visite improvvise e non richieste. E dell’invio di migliaia di sms, anche sette-otto al minuto, di giorno e di notte.
Ha riferito di un’aggressione in piazza Santa Caterina, di gomme da masticare attaccate ai capelli e nel novembre 2008 di un’altra “improvvisata” a Trieste dove la donna stava seguendo un convegno.
«È apparso all’improvviso iniziando a insultare me e mia sorella, dicendo che ero una poco di buono – ha spiegato –. Ho dovuto chiamare la Digos. I suoi insulti più frequenti? T...., vomito di cane, zingarella di periferia».
Il 26 ottobre dello stesso anno a Montecatini la teste ha ricordato un altro episodio: «Alla fine della serata gli ho detto che volevo tornare a Pisa. Lui voleva portarmi per forza a Roma. Eravamo in auto e mi sono messa a piangere. Ho provato a chiamare la polizia, ma lui mi ha strappato il cellulare gettandolo ai suoi piedi. In macchina c’era anche l’attrice Nathalie Caldonazzo che gli diceva di starmi a sentire».
Nel maggio 2009 c’è stato, infine, il pedinamento della donna di sera da parte di tre persone su un’auto intestata al titolare di un’agenzia investigativa. «Mentre mi seguivano mi arrivavano gli sms del signor Buscemi» ha sottolineato. «Ho avuto paura a denunciarlo subito perché mi diceva che aveva amici in questura e che mi avrebbe portato via la casa». L’avvocato Mondani le ha chiesto come e se questa vicenda le avesse cambiato la vita. Patrizia Pagliarone: «Vivo nell’angoscia. Questa storia mi ha privato di tante cose. Stamani, (ieri, ndr), ad esempio, mio figlio si laurea e io sono in quest’aula».
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