Attenzione
Il gestore dei due locali «Chiariremo il malinteso»
L’intervento della Forestale dopo una serie di indagini lungo gli argini dell’Arno Si ipotizza un illecito smaltimento delle acque, il fascicolo inviato alla magistratura
PISA. Dalle prime verifiche che dovranno poi essere riscontrate con la società che fornisce il servizio, sembra che un terzo dei liquami prodotti da “Argini e margini” sia stato smaltito secondo il regolare formulario, mentre della parte restante non si hanno notizie: e ciò lascia supporre che essa sia finita nel terreno sotto cui erano collocate le cisterne di raccolta; infatti, la seconda delle due presenta circa una ventina di fori su un lato, dalle quali il contenuto poteva fuoriuscire.
La presenza di sostanze inquinanti è stata constatata dal Corpo Forestale dello Stato che, dopo una lunga indagine, ha effettuato un intervento di sequestro e trasmesso in procura la comunicazione con la presunta notizia di reato.
Si tenga presente che, essendo strutture temporanee, sia “Argini e margini” che “Arno vivo” (gestite dalla cooperativa Flu) non hanno allacci idrici, né fognari. Pertanto la prima si approvvigiona di acqua con le autobotti di Acque spa.
Ed è lo stesso gestore idrico di tutto il Basso Valdarno che va a svuotare periodicamente la cisterna di raccolta liquami: i documenti al momento raccolti direbbero, appunto, che durante la stagione 2014 c’è stato uno scarico ogni tre carichi.
Diverso e più difficile il discorso per “Arno vivo”: fino all’anno scorso si riforniva di acqua con un contatore volante (e regolare) da un bar vicino; quest’anno sembra che il locale abbia provveduto in proprio a trasportare bidoni di acqua e che l’operazione sia stata possibile per il basso volume di affluenza fra il pubblico.
Resta il fatto che nel terreno di lungarno Galilei e in quello di lungarno Buozzi, sono state trovate quantità importanti di liquami. Nel primo, la cisterna forata era immersa nella sabbia e a diretto contatto con il materiale espulso: risulta quindi molto corrosa. Nel secondo, la cisterna era protetta da una sorta di pareti di legno e solo nella parte bassa si rileva la presenza degli scarichi fognari del locale.
La cooperativa, dopo il secondo sequestro di ieri, ad “Arno vivo”, ha emesso una nota: «A seguito del sopralluogo e accertamento messo in essere recentemente dal Corpo forestale presso gli spazi da lei gestiti, la Cooperativa Flu intende ribadire la sua totale estraneità ai fatti così come contestati o comunque la buona fede del suo operato».
Il testo prosegue: «Tutta la vicenda si basa su di un malinteso riguardo alla destinazione d’uso di una cisterna di raccolta delle acque bianche. La Cooperativa confida nel fatto che la questione si chiarisca velocemente nei luoghi deputati».
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