Sicurezza
Teatro Rossi, ora c’è uno spiraglio per la riapertura
A due anni dall’inizio dell’occupazione riparte la trattativa tra il collettivo, il Comune e la Soprintendenza
PISA. Mercoledì sera un incontro tra Comune e rappresentanti del “Teatro Rossi Aperto” (Tra) si è concluso con un impegno da parte del sindaco Marco Filippeschi di riaprire la discussione con la soprintendente Paola Raffaella David.
Per il sindaco è «necessario l’ottenimento di un’agibilità parziale. Questo andrà fatto con le dovute sollecitazioni del ministero, proprietario del teatro».
Il precedente incontro a tre era terminato con un nulla di fatto: e il Rossi, che è in piazza Carrara e proprio domani festeggia il suo “secondo compleanno”, aveva visto sfumare il traguardo della riapertura e del recupero ufficiali. Non è un caso che il manifesto celebrativo dei due anni trascorsi dall’occupazione del 27 settembre 2012 si intitoli: «TraDire»; gioco di parole fra la sigla del Rossi (Tra, appunto) e quello che i ragazzi hanno percepito come un vero e proprio tradimento. Infatti, con il precedente soprintendente Giuseppe Stolfi, la trattativa era arrivata a un punto di svolta. Ma tutto è precipitato con la nuova responsabile territoriale del ministero dei Beni culturali.
Riavvolgiamo il nastro a quella mattina di due anni fa per ricostruire la storia: dopo sei mesi di riunioni e di riflessioni, dopo giorni di appostamento, una trentina fra studenti e operatori teatrali della zona entrarono da una porticina laterale nel teatro abbandonato da tantissimo tempo. Era ancora buio, il 27 settembre 2012; e appena dalle finestre arrivò la prima luce del giorno, il gruppo si trovò di fronte a una bellezza ferita: un teatro trasformato in deposito delle bici, con una spianata di cemento al posto della platea e tanti escrementi di piccione. Doveva essere un’azione dimostrativa, della durata di tre giorni, per sensibilizzare la cittadinanza su uno spazio abbandonato e sulla possibilità di fare cultura in modo nuovo e diverso. La risposta agli eventi organizzati fu tale che due anni dopo il Teatro Rossi è ancora aperto. Nel frattempo si sono alternati tre soprintendenti: con il primo, Guglielmo Malchiodi c’è stato il gelo. Con Stolfi è arrivata la possibilità di rendere legale la posizione degli “occupanti” (in senso tecnico, ma ai ragazzi questa parola non piace): il collettivo del Rossi chiedeva di essere garante nel recupero del teatro, senza in alcun modo voler avere la precedenza o l’esclusiva nella gestione dello stesso. E Stolfi sosteneva che artisti e studenti dovessero costituirsi persona giuridica, passaggio per la richiesta di concessione dello stabile; a quel punto l’avrebbe girata alla Direzione regionale. L’assemblea si è interrogata sull’opportunità di creare un’associazione ad hoc, perché temeva che dall’esterno potesse apparire una sorta di lobby che voleva mettere le mani su un gioiello pubblico, promuovendo solo le proprie iniziative ed escludendo la partecipazione dei cittadini dal processo decisionale.
Ma alla fine è nata l’associazione “Teatro Rossi Aperto”, con sede legale proprio in via Collegio Ricci, angolo piazza Carrara, perché il tutto è stato vissuto solo come una formalità burocratica indispensabile. La collaborazione con Stolfi è stata tale che si è arrivati a un’agibilità di fatto: estintori, cartelli con le informazioni di sicurezza e adeguamento dei bagni sono stati fatti a norma, secondo le indicazioni degli stessi operatori teatrali e di un’equipe di ingegneri esterni che ha lavorato a titolo gratuito. Mancava solo la certificazione formale.
Ma l’ennesimo avvicendamento alla Soprintendenza ha interrotto ogni contatto. David ha fatto capire che considera abusivi gli occupanti e che non riconosceva la commissione che aveva progettato gli interventi per l’agibilità. Ora il compleanno potrebbe portare il tanto atteso regalo.
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