Il Tirreno

Pisa

«Butta i cellulari, ti devo proteggere»

Pietro Barghigiani
«Butta i cellulari, ti devo proteggere»

Caso Ragusa, la raccomandazione di Logli all’amante Sara nelle ore successive alla sparizione della moglie

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PISA. «Io ti devo proteggere. Devi buttare i cellulari. Tu non ci devi entrare».

È la sera del 15 gennaio 2012 quando alle 22 circa Antonio Logli incontra Sara Calzolaio nel piazzale dell’autoscuola Futura. Nel racconto fatti ai carabinieri dell’attuale compagna dell’uomo indagato per la morte della moglie, Roberta Ragusa (scomparsa tra il 13 e il 14 gennaio) con l’accusa di omicidio volontario aggravato e soppressione di cadavere, viene messa a fuoco la frenesia con cui Logli cerca di tenere fuori quella che all’epoca era la sua amante dal tritacarne che di lì a poco esploderà su stampa e tv. Un tentativo che durerà dalla mattina di sabato 14 al primo pomeriggio di lunedì 16 gennaio. È il giorno in cui Sara si presenta dai carabinieri per informarli della relazione con il marito della donna scomparsa. E con quell’elemento non secondario tutta la vicenda viene vista dagli investigatori sotto una luce diversa che porterà la Procura a indagare Logli il 9 febbraio 2012.

Fa mettere a verbale Sara Calzolaio: «Io non capivo cosa mi stesse dicendo, ma lui aggiungeva che mi doveva proteggere, dicendo testualmente: “Ti devo proteggere”. A quel punto mi ha chiesto il cellulare Samsung, di colore argento, all’interno del quale era alloggiata la scheda cellulare del gestore Tim. Cosa a cui ho adempiuto, consegnandoglielo, mentre io ho preso i due cellulari dedicati e li ho portati con me per buttarli il giorno successivo».

Per l’accusa il comportamento di Logli è un elemento capace di influire nel rafforzare il movente dell’omicidio della moglie. Per la difesa, invece,le menzogne dell’indagato era solo ed esclusivamente finalizzate a non far scoppiare scandali e a tutelare l’amante. Sara e Antonio si erano sentiti la sera del venerdì 13. Una prima chiamata dalle 23 fino a mezzanotte circa. Poi un secondo squillo, della durata di qualche secondo, alle 00,17. Logli sostiene di essere andato a letto e di essersi svegliato alle 6,45 senza la moglie al suo fianco. Dalle 00,30 alle una, il superteste Loris Gozi sostiene di averlo visto in via Gigli. Versioni opposte e contrarie che sono il fulcro delle indagini.

Ecco come Sara Calzolaio racconta agli investigatori come ha saputo della scomparsa di Roberta. È la mattina di sabato 14 gennaio 2012. «Antonio verso le 7,30 mi chiamava sull’utenza dedicata – verbalizza la segretaria – avvertendomi che la moglie non era in casa. Poche cose aggiungendo che avrei dovuto spegnere il telefono. Testuale: “Spengi il telefono”. Così feci. Alle successive ore 11 circa ancora Antonio mi contattava sulla mia utenza, credo dal telefono di Roberta, comunicandomi che la moglie era sparita, non si trovava si era allontanata, che la porta di casa era chiusa ma senza mandata di chiave all’interno. Lui mi disse che era con l’amico Fabrizio, con il quale girava per i luoghi dove potesse trovarla. Io dissi che mi sarei vestita per raggiungerlo a casa ad attenderlo per dargli una mano, ma mi pregò di tenere compagnia alla figlia».

Pur se indagata per favoreggiamento nei confronti di Logli, Sara Calzolaio è destinata a uscire dall’inchiesta. Secondo la Procura non ha avuto ruoli nella vicenda ed è all’oscuro di cosa sia successo quella drammatica notte. AI carabinieri fa mettere a verbale: «Non ritengo normale affatto che la Ragusa abbia potuto abbandonare i propri figli. È di mia conoscenza il profondo rapporto d’amore che la donna ha per la bimba, in particolare e per il bimbo. Assolutamente non la ritengo incapace di allontanarsi di casa. Non so cosa possa essere successo». Per capirlo verrà chiesto un processo in modo di arrivare almeno a una verità giudiziaria.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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