Il Tirreno

Pisa

«Corpo distrutto dopo averla uccisa»

di Pietro Barghigiani
«Corpo distrutto dopo averla uccisa»

Notificato a Logli l’avviso di chiusura delle indagini: contestati l’omicidio volontario e la soppressione di cadavere

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PISA. Ha fatto tutto da solo e per giustificare il mancato ritrovamento del corpo lo accusano di averlo distrutto.

Annunciato da mesi, è stato notificato lunedì sera l’avviso di chiusura indagini ad Antonio Logli, 51 anni, il marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa in via Dini a Gello. È stato l’avvocato Roberto Cavani a ricevere l’atto dalle mani dei carabinieri all’interno della caserma dove era stato convocato dalla mattina.

Le accuse. Il provvedimento è a doppia firma. In calce ci sono i nomi del procuratore capo, Ugo Adinolfi e del sostituto, Aldo Mantovani. A distanza di due anni e 8 mesi di indagini, la Procura ha formalizzato quelle che sono le ipotesi di reato nei confronti di Logli: omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. Per il primo reato, da ergastolo, il marito di Roberta viene ritenuto colpevole perché «dopo aver costretto con violenza la moglie a salire in auto, ne cagionava volontariamente la morte e ne sopprimeva il corpo» si legge nell’avviso di chiusura delle indagini. Mentre per il secondo reato - da 2 a 7 anni - la Procura contesta a Logli «al fine di assicurarsi l’impunità per il delitto di omicidio, dopo averne cagionato la morte, sopprimeva il cadavere della moglie con lo scopo di impedirne in modo permanente il ritrovamento».

Lo scenario. Nella ricostruzione degli inquirenti Roberta sarebbe uscita di casa poco prima delle 00,30 dopo una lite con Antonio per averlo scoperto mentre era al telefono con l’amante Sara Calzolaio.

Lei si incammina a piedi, in pigiama, verso via Gigli. È in quella strada che i due si incontrano. E il marito, al volante della Citroen C3 - modello simile a quello usato dalla moglie - la obbliga a montare in macchina. Lo fa con un gesto violento. Tanto è vero che il superteste Loris Gozi riferisce di aver assistito alla scena e di sentire un colpo sordo, come se la donna avesse picchiato la testa una volta dentro l’abitacolo. L’ipotesi, valutata dalla Procura, di un omicidio preterintenzionale, è stata, dunque, scartata a vantaggio del reato più grave della volontarietà dell’uccisione, ma senza l’aggravante della premeditazione. Resta quella del vincolo parentale che porta la pena massima all’ergastolo e l’annullamento della prescrizione.

Indagati fuori dall’inchiesta. Indagati in un procedimento connesso, quello del favoreggiamento, sono destinati a uscire dall’inchiesta il padre di Logli, Valdemaro e la compagna, Sara Calzolaio.

I tempi. I 20 giorni previsti dalla procedura e concessi alla difesa per leggersi le carte, presentare memorie, chiedere supplementi di indagine o far interrogare l’indagato saranno prorogati.

La richiesta di rinvio a giudizio potrà essere presentata entro la fine dell’anno con la fissazione dell’udienza preliminare nei primi mesi del 2015. In caso di rinvio a giudizio il processo, su base indiziaria, verrebbe celebrato davanti alla Corte d’Assise (due giudici togati e sei popolari).

Due pm in aula. Il procuratore Adinolfi affiancherà il sostituto Mantovani nel caso in cui Logli venisse rinviato a giudizio. Nel 2015 il capo della Procura andrà in pensione. Sarebbe il suo ultimo atto nella “trincea” del Tribunale. «Credo ci siano elementi forti per arrivare alla condanna – spiega il procuratore –. Parteciperò alle udienze. La doppia firma sull’avviso di chiusura delle indagini vuole essere anche un segnale che dà forza all’inchiesta e alle tesi sostenute dalla Procura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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