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Pisa

Caso Ragusa, la Procura: "Logli uccise la moglie e poi fece sparire il corpo"

Caso Ragusa, la Procura: "Logli uccise la moglie e poi fece sparire il corpo"

Chiuse le indagini dopo quasi 3 anni di inchiesta. Anche il procuratore Ugo Adinolfi ha scelto di sottoscrivere formalmente l'atto di conclusione delle indagini. Le accuse nei confronti di Antonio Logli sono omicidio volontario e soppressione di cadavere

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PISA. E’ stato notificato nella serata di lunedì 22 settembre l’avviso di chiusura indagini ad Antonio Logli (nella foto), il marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. I carabinieri hanno consegnato l’atto all’avvocato Roberto Cavani che ora avrà 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di far interrogare il suo assistito. Le accuse sono di omicidio volontario e soppressione di cadavere.

La notifica è avvenuta negli uffici del comando provinciale dei carabinieri. Dopo quasi tre anni, dunque, l’inchiesta è chiusa e ora si attende, entro la fine di ottobre, la richiesta di rinvio a giudizio già annunciata dalla Procura della Repubblica.

Antonio Logli la notte del 14 gennaio 2012 costrinse ''con violenza la moglie Roberta Ragusa a salire in auto'' e poi la uccise volontariamente per poi sopprimerne il corpo ''al fine di assicurarsi l'impunita' per l'omicidio'' e impedire ''in modo permanente il ritrovamento'' del cadavere. Lo scrivono il procuratore Ugo Adinolfi e il suo sostituto Aldo Mantovani nell'atto di notifica dell'avviso di chiusura indagini nei confronti dello stesso Logli.
 Ora, l'indagato, rappresentato dal suo difensore Roberto Cavani, ha 20 giorni di tempo, ma non si esclude che possa essere concessa una proroga visto l'imponente mole degli atti istruttori, per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa a investigazioni difensive, ma anche chiedere il compimento di altri atti d'indagine, presentarsi per rilasciare altre dichiarazioni o chiedere di essere interrogato. Anche il capo della procura Adinolfi ha scelto di sottoscrivere formalmente l'atto di conclusione delle indagini per rafforzare il lavoro investigativo svolto finora.
Da questo momento dunque il massimo esponente della procura è a pieno titolo ''coassegnatario del fascicolo processuale'' insieme al suo sostituto. ''Ho preso questa decisione perche' voglio seguire in prima persona il processo - ha spiegato il magistrato, senza voler aggiungere altro - e annuncio fin da ora che parteciperò alle udienze''

 

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