Sicurezza
«Non siamo come l’Isis, loro sono criminali»
Parla Khalil Mohammad, guida spirituale delle centinaia di musulmani che si radunano a Pisa
PISA. «Noi non siamo come loro, loro sono criminali». “Noi” è la comunità islamica di Pisa e “loro” sono l’Isis, quelli che da giorni stanno dando una nuova definizione di orrore al mondo intero. Chi lo dice è Khalil Mohammad, la guida spirituale delle centinaia di musulmani che ogni settimana si radunano a Pisa per la preghiera del venerdì. Gli abbiamo chiesto come è cambiato il suo mondo da quando il nostro è stato sconvolto in maniera così brutale. Quanto è cresciuta la comunità islamica a Pisa? «Il centro è nato nel 1993 e ormai a Pisa c’è la seconda comunità islamica dopo Firenze. Prima erano solo studenti e lavoratori, ora famiglie. Di solito siamo circa 300, ma se il venerdì è giorno di festa arriviamo anche a 800. La comunità è molto varia: più di 26 i Paesi rappresentati».
Ma com’è cambiata, se è cambiata, la loro vita negli ultimi mesi? «In città la situazione non è cambiata molto - dice Khalil Mohammad -. Certo tra di noi ne parliamo tanto, ma non si sente tanto la differenza perché ci sono pochi siriani e pochi egiziani». A questo punto quella parola che finora era stata evitata, va detta: Isis. «Sono criminali - riprende - e quello che fanno è lontano mille miglia dall’Islam e chi ne paga le conseguenze per primi sono gli stessi musulmani che non sono d’accordo con loro. I problemi per noi derivano dalla mancanza di conoscenza di cosa sia l’Islam, prima di tutto tra di noi. Il Corano dice: “Chi non vi combatte non combattetelo, chi prega la propria religione non toccatelo”». Tutto il contrario che fanno quelli dell’Isis. Come vi spiegate quello che sta succedendo? «Noi speriamo che finiscano questi crimini. Sono criminali e hanno tanti soldi e tanti armi. Non so da dove vengano questi soldi e queste armi e come abbiano fatto ad accumularle in così poco tempo. Io da musulmano non potrei mai fare quelle cose, non potrei mai seguirli. L’Islam è contrario a quello che fanno: secondo l’Islam devi proteggere le persone e ognuno è responsabile di quello che fa. Danneggiano noi e il lavoro che è stato fatto per l’integrazione».
Khalil Mohammad spiega quale sarà o dovrebbe essere la condotta della sua comunità: «Il nostro atteggiamento di tutti i giorni non deve cambiare. Io non voglio avere il dovere di giustificarmi, sono contrario a mettermi in difesa prima di essere attaccato: basta spiegare l’Islam per quello che è, prima di tutto ai nostri, dando l’esempio». Sunniti, sciiti, curdi, wahabiti, oggettivamente è un mondo complicato: cosa si può fare per semplificare e favorire la conoscenza reciproca? «Noi ci esprimiamo, ma forse viene dato poco risalto. Su Facebook chiunque ci può seguire, a Pisa siamo al terzo anno degli incontri cristiano-islamici. Da vent’anni siamo qua, in pieno centro e non ci sono mai stati problemi: qualcosa vorrà dire».
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