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Pisa

«Niente shopping, salutavo un’amica»

«Niente shopping, salutavo un’amica»

La dirigente segnalata in un negozio in orario di lavoro da una vigilessa si difende: rischia un procedimento disciplinare

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PISA. Tra lunedì e martedì si deciderà se prendere provvedimenti disciplinari nei confronti della dirigente comunale che in orario di lavoro è stata vista da una vigilessa nel negozio Liu Jo di corso Italia. La presenza delle due donne nello stesso posto è finora l’unica certezza; sul resto le versioni divergono: il sottile discrimine che farà pendere la vicenda verso una sorta di “archiviazione” o in direzione di un provvedimento, è proprio il motivo per cui la dirigente fosse nel negozio.

Su facebook la vigilessa Grazia Salotti, che quel giorno non era in servizio, ha scritto: «Mi dispiace averla disturbata nello shopping durante l’orario di lavoro». Ma ieri la dirigente ha consegnato nelle mani di Angela Nobile, segretario generale del Comune, una nota in cui dichiara: «Non stavo facendo “shopping” e ho scambiato poche parole con la titolare del negozio. Ero in servizio (stavo rientrando da un sopralluogo) e ritengo di non aver violato nessuna norma, né contrattuale, né etica».

A voce, inoltre, la donna avrebbe aggiunto di aver visto la vigilessa prima che quella le rivolgesse la parola; avendola riconosciuta, non sarebbe stata così incauta da aver detto quelle cose alla sua amica, con la quale ha detto di essersi fermata nemmeno tre minuti.

Si ricordi che l’agente scelto Salotti, sempre su facebook, ha riportato il dialogo tra (quella che lei ha scambiato per una) commessa e dirigente; la prima ha chiesto: «Oggi niente lavoro?». E la seconda ha risposto: «Sono al lavoro».

In pratica, i casi sono due: la dirigente al rientro in ufficio era di strada e si è fermata a salutare una conoscente, perdendo circa tre minuti; oppure la dirigente era andata a fare shopping. Nella prima ipotesi, la vicenda si smonterebbe, perché sarebbe una pausa lecita, come quelle che prendono i fumatori o chi ha bisogno di un caffè. Nella seconda, invece, sarebbe una falsificazione delle presenze in servizio, tanto più grave (e incauta) se si considera che un dirigente ha la flessibilità degli orari: può entrare e uscire quando vuole, basta che timbri il cartellino in uscita e in ingresso rispettivamente ogni volta che si assenta per motivi personali e poi torna in ufficio. Da questa ricostruzione è chiaro che la dirigente al Liu Jo risultava in servizio, perché si era assentata dall’ufficio per lavoro.

L’articolo 16 del contratto collettivo nazionale di lavoro, applicato per la categoria dei dirigenti degli enti pubblici, recita: «Nell’ambito dell’assetto organizzativo dell’ente, il dirigente assicura la propria presenza in servizio ed organizza il proprio tempo di lavoro correlandoli in modo flessibile alle esigenze della struttura cui è preposto ed all’espletamento dell’incarico affidato alla sua responsabilità, in relazione agli obiettivi e programmi da realizzare».

Insomma, niente orari rigidi (e niente straordinari pagati), ma retribuzione in qualche modo legata ai risultati. Ma per tutti i dipendenti, dirigenti compresi, vale l’articolo 55-quater: «Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei casi di falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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