Sicurezza
Sorpresi a bruciare rame: rom arrestati
PISA. Due nomadi sono stati arrestati dai carabinieri con l'accusa di combustione illecita di rifiuti. I militari del nucleo radiomobile intorno alle 2 hanno notato un forte bagliore da un...
PISA. Due nomadi sono stati arrestati dai carabinieri con l'accusa di combustione illecita di rifiuti.
I militari del nucleo radiomobile intorno alle 2 hanno notato un forte bagliore da un cavalcavia che sovrasta il campo nomadi di Coltano.
Sono state fatte intervenire altre pattuglie che hanno circondato l'area e bloccato due nomadi sorpresi a incendiare alcune matasse di fili elettrici di rame per un totale di circa 200 kg rame su una catasta di pneumatici.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco per spegnere il rogo appiccato a ridosso della vicina pineta e delle abitazioni. Un fenomeno, quello degli incendi nei campi nomadi, molto diffuso anche nel territorio pisano.
Gli autori per sbarazzarsi dei rifiuti, o per ricavare ferro e rame, appiccano incendi con il rischio di propagare le fiamme ai boschi circostanti o alle case, ma soprattutto propagando nell'ambiente fumi tossici che poi ricadono nei campi e sui centri abitati mettendo a rischio la salute della popolazione.
Il reato è stato introdotto di recente per arginare gli incendi in Campania, nella cosiddetta area della "terra dei fuochi".
Credevano che l'oscurità li potesse favorire in modo da sfuggire all'eventuale controllo delle forze dell’ordine e che con il buio non si sarebbero accorti della colonna di fumo che si sarebbe alzata da Coltano. Così non è stato.
Dopo l'intervento, il materiale è stato sequestrato, mentre i due, su disposizione del sostituto procuratore di turno, sono stati rimessi in libertà.
Il Comune ha avviato una serie di accertamenti nei confronti dei due arrestati per il rogo di fronte alle casette minime di Coltano.
Uno è un cittadino macedone senza permesso di soggiorno che risiede irregolarmente nel campo lungo la Bigattiera a Marina di Pisa.
L'altro, invece, anch'esso macedone, abita regolarmente in una delle casette del villaggio gestite dalla Società della salute che nei suoi confronti ha immediatamente avviato la procedura per la revoca della concessione.
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