Italia
Tutto passa dalla gara per il gestore unico
Di fronte all’azienda del trasporto pubblico una sfida decisiva: in corsa anche gruppi internazionali
PISA. La gara regionale per l’individuazione del gestore unico del servizio di trasporto pubblico locale su gomma in Toscana è il fulcro della nascita e dei problemi della Ctt Nord. L’azienda che gestisce il servizio nelle province di Pisa, Lucca e Livorno è nata nel 2012 dalla fusione delle storiche aziende di trasporto pubblico delle tre province (Cpt, Clap e Atl) con l’obiettivo di partecipare e cercare di aggiudicarsi la gara. Una partita che vale almeno 250 milioni di euro. E a giocarsela saranno in otto, tra cui i francesi della Ratp Dev, società che gestisce buona parte del trasporto pubblico su gomma di Parigi e la tranvia di Firenze attraverso la Gest; i tedeschi di Arriva, società privata di trasporto del gruppo Deutsch Bahn (le ferrovie tedesche) che opera in una decine di Paesi europei (Italia compresa); la spagnola Alsa, appartenente al britannico National Express Group.
La Ctt Nord partecipa attraverso il Consorzio Mobit, costituito, oltre che dalla stessa Ctt Nord, dalla Cap di Prato (che detiene parte di Ataf Firenze), da Bus Italia con l’altro pezzo di Ataf (quindi le Ferrovie) e dall’azienda Tiemme che governa Arezzo, Siena e Grosseto.
Il continuo rinvio della gara è pesato come un macigno sulla società. Ne ha influenzato le scelte economiche e quelle aziendali. Il risultato è un perenne scontro con le organizzazioni sindacali, oltre ai problemi di carattere economico. La Ctt Nord soffre un buco di bilancio di circa 4,5 milioni di euro, dovuto anche all’insolvenza di molti Comuni-soci. Culmine dei contrasti tra azienda e sindacati è stata la disdetta dei contratti integrativi in vigore alla Cpt, con l’obiettivo di applicare un contratto di secondo livello unico per i dipendenti di Pisa, Lucca e Livorno. Una scelta che nel febbraio 2013 portò ad una semi-paralisi del servizio e, nel dicembre 2013, ad uno sciopero selvaggio. Un momentaneo passo indietro dell’azienda, che aveva applicato il contratto ex Clap (il meno vantaggioso per i lavoratori), portò all’apertura di una trattativa. I contrasti mai sopiti, però, non hanno consentito alle parti di trovare un accordo.
Un parco mezzi ormai vecchio e la scarsità dei pezzi di ricambio nelle officine sono invece all’origine dei numerosi disagi che da mesi vivono gli utenti. Quotidianamente mancano dalle strade decine di autobus, con inevitabili cancellazioni di corse ed accumuli di ritardi. «Concomitanza di problemi», ha spiegato più volte l’azienda. «Gestione maldestra», accusano i sindacati. Un braccio di ferro destinato a continuare a lungo per una società che, secondo le organizzazioni sindacali, «è nata senza fondamenta ed è priva di futuro». Se per gli amministratori la scelta di fondere in una sola azienda le tre società rappresentava una strada quasi obbligata per partecipare alla gara regionale, per i sindacati la costituzione di un’Ati (associazione temporanea d'impresa) e la fusione in un’unica società solo in caso di vittoria sarebbero stati invece la via d’uscita per non “incappare” in problemi economici e contrattuali.
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