Sicurezza
«Signor presidente non vogliamo essere umiliati»
Lettera appello della Cisl al Capo dello Stato: diciamo basta alle esternazioni di Renzi e dei ministri contro i sindacati
PISA. «Stimato Presidente, ci rivolgiamo a Lei, perché supremo garante del rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana e lo facciamo per parlare delle frustrazioni che il sindacato italiano ha subìto negli ultimi anni, delegittimati anche nel recente passato da esternazioni di ministri della Repubblica, mai ritrattate né chiarite».
Inizia così la lettera che la Cisl di Pisa ha inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per «condividere» le umiliazioni che stanno subendo i sindacati, «delegittimati dalle esternazioni del premier Matteo Renzi e dei suoi ministri».Dal taglio del 50% dei permessi e dei distacchi sindacali nella pubblica amministrazione alla riforma del lavoro che il governo sta elaborando senza il confronto con le parti sociali, la missiva, scritta a 44 mani (tante quelle dei membri dell'esecutivo della Cisl pisana), contesta le politiche e la condotta del governo nei confronti dei sindacati, ricostruendo il ruolo che svolgono nel nostro Paese, gli sforzi, le lotte e le storie dei tanti sindacalisti «che girano da mattina a sera su tutto il territorio provinciale, trattano fino a notte tarda con gli imprenditori e rubano tempo alle loro famiglie per costruire una società più giusta», si legge nella lettera.
«Caro Presidente – prosegue la missiva -, la crisi economica che stiamo vivendo ci invita a fare esami di coscienza. Il nostro ci ha portato a queste conclusioni: il sindacato non è indenne da colpe. Ha difficoltà a rappresentare, soprattutto negli ultimi anni, le motivazioni di parte della popolazione. Nonostante questo ha dimostrato disponibilità al confronto, a concorrere con le proprie proposte alla soluzione delle emergenze. Sempre ha avuto un ruolo di garante della pace sociale, catalizzando proteste che in questi anni di difficile crisi avrebbero già potuto essere esplose in misura e con modalità anche violente. I suoi servizi e i suoi sportelli di consulenza svolgono un'azione di integrazione e supporto, talora anche di sostituzione, di mansione degli uffici pubblici».
«Forse il premier e i ministri non sanno cosa succede in un sindacato – aggiunge Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa -. Solo nei primi otto mesi del 2014, il nostro ufficio vertenze ha seguito le vicende di 294 lavoratori, cui erano stati negati diritti di diverso tipo. Diecimila le pratiche seguite nello stesso periodo dal nostro patronato. Probabilmente questo Renzi non lo sa. Il premier conosce il mondo del lavoro perché qualcuno glielo ha raccontato, non perché l'ha vissuto. Dimentica inoltre di essere un distaccato ex legge 300».
La Cisl si appella quindi a Napolitano per «una parola di conforto», in quanto «chi è quotidianamente in contatto con le urgenze dei lavoratori, i licenziamenti, le operazioni di messa in mobilità, le richieste di cassa integrazione, con giovani disorientati e pensionati allo stremo, non può essere bypassato con il beneplacito delle istituzioni».
«Quando sento parlare Matteo Renzi o i suoi ministri – conclude Federici – la mia mente mi porta per mano nel paese del Mulino Bianco. Quando però arrivo a fine giornata o mi affaccio negli uffici dei colleghi, torno nel paese reale. In cui, purtroppo, c'è ancora bisogno del sindacato».
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