Lutto
Condannato professore accusato di fare il doppio lavoro
Dovrà versare 59mila euro al ministero dell’Istruzione. La Corte dei conti: non poteva fare l’amministratore condominiale
PISA. Insegnante alle superiori di mattina, amministratore di condomini, senza autorizzazione, nel pomeriggio. Per almeno dieci anni è andato avanti con il doppio lavoro un professore dell’istituto tecnico per geometri “Santoni”. Ora la Corte dei conti, dopo un’indagine della Guardia di finanza, ha condannato il docente, Carlo Paoli, 62 anni, originario di Montopoli Valdarno, a versare al ministero dell’ Istruzione 59mila euro come parte dei compensi percepiti da libero professionista. In origine la richiesta della Procura contabile era di 249mila euro, ma da un lato la prescrizione e dall’altro la sottrazione dei pagamenti fatti dal professore per previdenza e tasse, ha ridotto in modo sostanzioso l’importo. Per l’accusa il professore, docente di Costruzioni, Tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico al “Santoni", avrebbe svolto attività extra istituzionale retribuita e non autorizzata. Smessi i panni dell’insegnante, Paoli vestiva quelli di professionista a Pontasserchio nel suo studio di ingegneria. Inoltre, era iscritto all'Anaci (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari) di Pisa.
La finanza ha accertato che Paoli dal 2001 al 2011 ha svolto l'attività di amministratore di numerosi condomini a livello provinciale «nonché la libera professione di ingegnere, in assenza della continua e dovuta autorizzazione da parte dell'amministrazione di appartenenza» precisano i giudici della magistratura contabile. Nel luglio 2012 il docente fu anche sospeso per dieci giorni dal servizio e fece ricorso al Tribunale del lavoro. Nella sua nota difensiva, il docente ha affermato «che la "liberatoria" del dirigente scolastico all'esercizio della professione deve ritenersi stabile, non potendosi immaginare una sua validità "per anno scolastico"; ha sottolineato che l'esercizio dell'attività di amministratore condominiale non necessitava di una autorizzazione ad hoc (per la natura non professionale dell'attività) e che, pertanto, non avrebbe alcun fondamento la pretesa risarcitoria dei compensi maturati come amministratore condominiale che deve, invece, ritenersi espressione del suo lavoro libero professionale». Una tesi respinta dalla Corte dei conti che ha condannato il professore-amministratore condominiale a restituire 59mila euro.
Pietro Barghigiani
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