Il Tirreno

Pisa

Villa Madrè, Apes chiede la risoluzione del contratto

di Francesco Loi e Danilo Renzullo

Rischio di azioni legali senza un accordo con la proprietà Condotte Immobiliare Già versati 35mila euro di affitto. E ora 6 famiglie devono lasciare la struttura

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PISA. Dalle camere di un albergo mai diventato tale alla probabilissima aula di tribunale. Villa Madré, complesso immobiliare alle porte di San Rossore, doveva essere un’operazione innovativa con un doppio obiettivo: alleviare l’emergenza abitativa; e aumentare i posti letto per studenti universitari. Ma dopo lo stop al progetto si sta alzando un bel polverone. Il rischio, forse inevitabile, è quello di una guerra a suon di carte bollate tra Condotte Immobiliare (società proprietaria di Villa Madrè), Comune di Pisa (politici contro tecnici) e Apes, l’Azienda pisana edilizia sociale.

Contratto da revocare. Vista la piega presa dalla vicenda, Apes ha chiesto a Condotte la risoluzione consensuale del contratto - 140mila euro l’anno - stipulato a maggio. Un atto conseguenza del provvedimento emesso dal dirigente delle politiche abitative del Comune Pietro Pescatore con il quale si «chiede ad Apes di revocare il contratto per la gestione di Villa Madrè». Pescatore, a sua volta, si era mosso dopo la bocciatura del progetto da parte del suo superiore, il segretario generale del Comune, Angela Nobile, che in un atto dello scorso 4 agosto osservava che «non sussistono i presupposti e le condizioni legittimanti per la stipula del contratto».

Disputa legale. Difficilmente però la proprietà accetterà una risoluzione consensuale del contratto (quattro anni rinnovabili per altri quattro). E in questo caso l’unica strada percorribile, per Apes, sarà quella giudiziaria. «Sono in corso approfondimenti tecnici, stiamo lavorando per cercare una soluzione. Villa Madré serviva a dare riposte all’emergenza abitativa, ma per questioni tecniche discutibili il progetto viene meno», sottolinea con tono critico Giorgio Federici, direttore dell’azienda.

Acconto da 35mila euro. Apes è un po’ tra l’uscio e il muro. L’operazione Villa Madrè era partita con il nulla-osta del dirigente comunale. Poi il no del segretario generale. Nei corridoi di Palazzo Gambacorti si fatica a contenere la tensione. Ora però il vero interrogativo è come uscire da questo impasse: non solo dal punto di vista tecnico-giudiziario, ma anche da quello economico. Apes ha già versato a Condotte Immobiliare la prima rata trimestrale prevista dall’accordo: 35mila euro. Se verrà accertata l’illegittimità del contratto, ci sarà una restituzione delle somme già versate? È comunque possibile un accordo bonario tra le parti oppure non c’è alternativa all’apertura di lungo, iter giudiziario?

Arredamento “riciclato”. Dall’intricata vicenda sembra invece uscirne indenne l’Ardsu, l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, che aveva stipulato un accordo con Apes per la gestione di una parte degli appartamenti (16) da destinare a 28 borsisti. Dopo il parere di Angela Nobile (datato 4 agosto), l’Ardsu ha subito congelato l’operazione. Non ha versato quote di affitto (70mila euro l’anno) né arredato gli appartamenti: è “salvo”. L’Apes invece, oltre ad onorare il contratto, ha anche arredato gli appartamenti (gli arredi saranno riciclati in altri alloggi) per assegnare le case alle famiglie bisognose che, ora, appaiono le vere vittime.

Sotto sfratto. Sei famiglie in emergenza abitativa sono entrate a Villa Madrè nello scorso luglio, versando quote di affitto che vanno da 100 a 200 euro al mese (più la quota condominiale): si stanno cercando, e sembra trovando, soluzioni alternative. Altre sei famiglie, sotto sfratto, erano in procinto di entrarci nell’ambito dell’Agenzia Casa. Un’emergenza nell’emergenza sul tavolo di Apes.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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