Attenzione
«Borsa di studio? No» Il gran rifiuto di mille studenti
C’è chi rinuncia per i ritardi nell’assegnazione dell’alloggio ma tanti presentano domanda solo per prendere i contributi
PISA. «A Pisa la metà dei vincitori fuori sede della borsa studio rifiuta il posto». Simone Consani, presidente pro-tempore del Dsu Toscana (l’azienda regionale per il diritto allo studio) durante l’ultima Cut, Conferenza università territorio, ha fatto strabuzzare gli occhi ai presenti. Cosa c’è dietro questa tendenza? Di sicuro una “colpa” nel ritardo con cui i posti sono assegnati, ma è molto probabile che più di uno studente faccia il furbetto e presenti domanda per la borsa solo per intascare un contributo affitto.
Per vederci chiaro, cominciamo dai numeri: ogni anno ci sono più di 3mila vincitori di un posto alloggio; di questi, 1.200 sono già borsisti degli anni passati che rinnovano la permanenza nelle residenze universitarie. Ma i posti letto in città sono 1.564 in tutto: dunque gli altri 1.800 vincitori sono chiamati man mano che si liberano le stanze (laureati che vanno via e altre situazioni di abbandono o perdita dei requisiti). Capita che gli ultimi ricevano la proposta anche dopo marzo e a quel punto il no è frequente. Nel complesso circa 900 ragazzi dicono no, la metà di quei 1.800. Il numero è molto alto e non può essere attribuito solo alla carenza degli alloggi, che al momento coprono il 53% dell’esigenza.
Così il Dsu Toscana ha avviato un’indagine interna e attraverso numerosi questionari ha trovato l’identikit del rinunciatario: gli italiani dicono molti più «no» degli stranieri, i grandi rifiutano più delle matricole. Fin qui tutto torna: ad anno accademico avviato, un italiano che sta per terminare gli studi non ha interesse a perdere i mesi di affitto (in genere tre) che i contratti di locazione prevedono per la disdetta; mentre uno straniero che vive in appartamenti numerosi (con contratti non sempre regolari) o una matricola, che ha più tempo per ammortizzare la spesa, accettano di “sconvolgere” le loro esigenze. Il termine non sembri esagerato, visto che nei questionari qualcuno ha risposto che non accetta perché non vuole regole e limiti di orario: per esempio, nelle residenze universitarie non si possono ospitare amici.
La domanda nasce spontanea: lo sapevano anche prima e allora perché hanno richiesto la borsa? La spiegazione che circola anche negli ambienti del Dsu è sorprendente: il vincitore che non ha subito il posto ottiene un contributo affitto mensile fino alla convocazione ufficiale (che avviene quando c’è possibilità di ospitarlo). In quel momento il contributo è sospeso: se il ragazzo accetta, entra nel pensionato; se rifiuta, può rifare domanda l’anno successivo. È chiaro che in tanti presentano la domanda della borsa solo per avere il contributo; il paradosso è che sperano che la convocazione arrivi il più tardi possibile per intascare una somma più alta.
Il bello è che tutto è legale: il Dsu effettua controlli sull’85% dei vincitori e sono pochi gli evasori che hanno camuffato la loro situazione fiscale. Per risolvere il problema il Dsu continua la politica di investimenti immobiliari: calcola che arrivando a una copertura di posti del 72% le convocazioni si possano fare tutte nei primissimi mesi; e sta studiando un meccanismo che impedisca di presentare domanda se in passato c’è un rifiuto.
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