Il Tirreno

Pisa

Già duemila firme raccolte per salvare il bagno “Big Fish”

di Gianluca Campanella
Già duemila firme raccolte per salvare il bagno “Big Fish”

Sta per scadere la concessione biennale del Comune «Abbiamo scopi sociali, dateci una licenza per 20 anni»

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PISA. Duemila firme raccolte solo su carta in pochi giorni per salvare il Big Fish, stabilimento balneare in via Litoranea 68 a Marina di Pisa, gestito dall’associazione “L’Alba”. La sottoscrizione è partita in maniera quasi spontanea tra gli utenti del bagno attrezzato per ospitare anche i disabili, appena si è sparsa la voce che sta per scadere la concessione biennale del Comune: persino alcuni clienti tedeschi hanno firmato insieme a quelli di tutta Italia esprimendo il loro apprezzamento per la funzione sociale svolta dall’impresa. L’Alba, infatti, aiuta il recupero di ex pazienti psichiatrici: ragazzi che per tutto l’anno si impegnano a dare una mano nel circolo-ristorante in via delle Belle Torri (aperto nel 2000 da L’Alba) e durante la stagione estiva si trasferiscono al mare. Persone “normali”, ex malati e veri disabili convivono sulla sabbia in un equilibrio così bello che se ne sono occupati molti media nazionali. Solo a primavera dell’anno scorso, l’attuale Big Fish era uno stabilimento balneare abbandonato e pieno di vecchie cabine con la copertura in eternit. L’associazione guidata da Diana Gallo ha compiuto “il miracolo” e la prima estate, quella del 2013, è stata un successo: ristorante aperto a pranzo e cena, laboratori di ceramica e giardinaggio, spettacoli teatrali, concerti e (naturalmente) ombrelloni e sedie a sdraio. Quest’anno tra le novità c’è l’inserimento del bagno nel circuito ufficiale dei campi solari: anche i bambini degli asili e delle scuole primarie hanno provato l’esperienza di un mondo un po’ diverso dal solito. Ma adesso? La concessione sta per scadere e il Comune deve decidere cosa fare: Diana Gallo non nasconde che apprezzerebbe molto l’assegnazione diretta per vent’anni, in modo da sviluppare e ingrandire ancora di più i progetti. Ma preferisce non parlare perché non vuole dare l’impressione di fare pressione sull’amministrazione. Si limita a evidenziare che «noi abbiamo pagato un canone». Non c’è stato il tempo per organizzare una raccolta firme online, un po’ perché quella cartacea è stata quasi un plebiscito spontaneo; un po’ perché i numeri raccolti su internet sono maggiori, ma qualche volta incontrollabili: su carta, invece, ognuno dei sottoscrittori ha dichiarato luogo e data di nascita e città di residenza. Sul fronte di palazzo Gambacorti la partita è in mano al segretario generale del Comune, Angela Nobile, che ha avuto un primo incontro a luglio con la presidente Gallo. Presto per dire se ci sarà bando o assegnazione; ma di sicuro nel primo caso dovrà essere riconosciuto un punteggio superiore a chi ha riqualificato l’area (L’Alba, appunto) oppure un congruo risarcimento economico per i lavori svolti nel caso che il futuro gestore sia un altro. L’intenzione del Comune è quella di essere inattaccabili da un punto di vista legale. Il sindaco Marco Filippeschi segue a distanza e dichiara: «Stiamo studiano il modo per rendere al meglio l’esperienza del Big Fish, che ha dimostrato capacità gestionale e un alto valore sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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