Il Tirreno

Pisa

Commercio, l’alimentare perde il 6,3%

È il settore peggiore a Pisa e provincia. Unica nota positiva iper e supermercato che segnano +3,8%

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PISA. Rallenta, ma non si arresta, la crisi del commercio al dettaglio. Nel primo trimestre del 2014 le flessioni registrate a livello nazionale (-3,7%) e regionale (-2,9%) sono purtroppo confermate in provincia di Pisa il cui giro d'affari, pur migliorando rispetto al dato dell'ultimo quarto del 2013 (-4,5%), segna comunque un -4,3%.

A rivelarlo sono i dati della consueta indagine condotta dall'Ufficio Studi e statistica della Camera di Commercio su di un campione di oltre cento dettaglianti. Pesano, su questi risultati, l'estrema debolezza dei redditi delle famiglie causata dalle persistenti difficoltà sul fronte occupazionale (il tasso di disoccupazione italiano nel primo trimestre del 2014 tocca il 12,6%), e da un livello di pressione fiscale che dovrebbe assestarsi al 44%. Non aiuta neanche il rallentamento dell’inflazione che, a livello nazionale scende al +0,5% tendenziale nei primi tre mesi del 2014. Ad agosto le anticipazioni segnalano un -0,1% portandoci, quindi, in deflazione.

Tra le diverse tipologie distributive, il primo scorcio del 2014 vede l'aggravarsi della crisi delle piccole unità (1-5 addetti) che dopo il -5,5% di fine 2013 aprono il 2014 con un -6,0%. Ad una certa distanza, seguono le medie strutture (6-19 addetti) che arretrano del 2,2% mentre le grandi unità (20 addetti e oltre) segnano una caduta delle vendite di poco più di un punto percentuale (-1,2%).

L'alimentare, con un -6,3%, si conferma il peggior settore. Se l'alimentare è in crisi, il non alimentare non va meglio con un risultato che, nei primi tre mesi del 2014, registra un -4,5%. Unica nota positiva è quella degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini che con un +3,8% segnano una decisa inversione di tendenza dimostrandosi, ancora una volta, come l'unica tipologia commerciale in grado di saper quantomeno reggere i colpi della crisi.

La crisi falcidia le aziende commerciali che, a fine marzo 2014, si assestano appena sopra quota 8mila segnando una contrazione di 155 unità rispetto al marzo dello scorso anno. In questo ambito è ancora il non alimentare che vede rarefarsi in modo più deciso il numero di punti vendita (-148 unità).

La contrazione prosegue non solo per l'abbigliamento e accessori (-38 negozi) ma anche per prodotti per la casa ed elettrodomestici (-34 unità).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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