Il Tirreno

Pisa

Al Metarock ecco i Miriam Mellerin avanguardia dell’alternative rock

di Danilo Renzullo

Formano la band il cantante Diego Ruschena, il chitarrista Daniele Serani e il batterista Pietro Borsò Il trio pisano apre l’ultima serata del festival alla Cittadella: «È l’evento dell’anno»

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PISA. Un sound ruvido e granitico, graffiante ma mai monotono. I Miriam Mellerin, trio pisano nato nel 2010, si stanno imponendo sulla scena dell'alternative rock come una delle band più all'avanguardia, capace di unire ai testi semplici ma incisivi la naturalezza del loro impetuoso rock. Così come la copertina del loro secondo album, “Il vizio” (Metarock/Arroyo), che presenta fiori e foglie su sfondo giallo, i cui brani apriranno, questa sera alle 20, l'ultimo appuntamento del Metarock 2014. Un'immagine viva e naturale, riflesso di un disco registrato in presa diretta in casa del cantante, senza correzioni elettroniche in cui le piccole imperfezioni «rendono umani» i brani, come amano spiegare, «riuscendo a cogliere quella intesa maturata nella sale prove e nei concerti dal vivo».

La band nasce quattro anni fa nella casa di Diego Ruschena, 25enne cantante e bassista, dall'incontro con Daniele Serani, 27enne chitarrista, e successivamente con Pietro Borsò, 21enne batterista. Fin dal loro esordio discografico (“Miriam Mellerin”, uscito nel 2012) riescono ad imporsi con sonorità alternative, frutto di un'attenta contaminazione tra gli stili musicali della scena rock americana degli anni '90 con i più moderni sound di casa nostra del Teatro degli Orrori e dei Marlene Kuntz. Hanno aperto concerti di band come Teatro degli Orrori, Ministri, Giorgio Canali, Bologna Violenta, con esperienze anche all'estero. Nel 2014 partecipano alla compilation “Granducato Metarock” con il brano inedito “Incolore”.

Questa sera apriranno il concerto degli Afterhours. Uno stile non predefinito, alla continua ricerca di nuove ispirazioni che trova ne “Il vizio” un sound più intimo ed acustico che lascia ampio spazio all'improvvisazione. Il disco include 11 brani dalla forte connotazione sociale. Prima dell’esordio sul palco del Metarock, incontriamo Ruschena, leader della band.

Cominciamo dal nome. Perché Miriam Mellerin?

«Il nome deriva da un insieme di influenze musicali e cinematografiche: è un personaggio immaginario che prende spunto dal film “Miriam si sveglia a mezzanotte” con David Bowie e da Mellerin, uno psicofarmaco antidepressivo».

A chi vi ispirate?

«Il riferimento iniziale era alla scena noise, rock e grunge americana. A livello nazionale il nostro riferimento è il Teatro degli Orrori, gruppo che ha importato quel tipo di sonorità. Ci siamo però fatti contaminare dalle nostre singole influenze musicali: jazz e rock».

Il vizio. Perché questa tematica per il vostro ultimo album?

«Parliamo del vizio come uno stato delle cose che può diventare irreversibile se continuiamo a non avere consapevolezza dei nostri comportamenti. Spesso i problemi nascono dalle nostre cecità e dal fatto che non diamo importanza ai nostri comportamenti».

Vi descrivono come ruvidi e graffianti. Voi come vi definite?

«Abbiamo avuto un'impronta da “power trio”. Ma non vogliamo solo urlare. Certe cose fanno più effetto se dette sottovoce».

Noise, post-rock, post-punk. Come riuscite a districarvi in un ambiente di nicchia?

«Cerchiamo di non essere definibili in unico genere. Facciamo alternative rock, ma con molte influenze. Abbiamo la nostra impronta e cerchiamo di dare spazio soprattutto ai contenuti».

Stasera l'esordio al Metarock.

«È l'evento dell'anno a Pisa e uno dei principali in Toscana. aprire gli Afterhours è l'occasione di suonare di fronte ad un pubblico preparato rispetto a quello che possiamo trasmettere. Ci arriviamo con convinzione e con la consapevolezza dei nostri mezzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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