Proteste
Spese, doppiette verso la querela
L’Atc 14 contro Libera Caccia che chiede le dimissioni dei vertici
PISA. L’Atc 14 pensa alle querele per diffamazione e il destinatario dell’azione legale chiede ufficialmente le dimissioni dei vertici dell’ambito territoriale di caccia.
Si alza il livello dello scontro tra l’Atc 14 e l’associazione Libera Caccia che sulle spese gestionali e di fornitura ha avviato una battaglia capace di attirarsi gli strali della presidenza dell’organismo chiamato a disciplinare l’attività venatoria in provincia.
«I nostri attacchi hanno spinto il comitato Atc 14 a rivolgersi ad un legale per verificare se ci siano gli estremi per querelare l'associazione, il presidente e il vicepresidente – afferma il presidente di Libera Caccia, Stefano Perini – ma visto e considerato che quanto da noi sostenuto è supportato da documenti protocollati ci sentiamo in diritto di chiedere ufficialmente le dimissioni del presidente e dell'ufficio di presidenza».
Al centro della contesta che ha preso la via giudiziaria ci sono i costi di gestione e quelli per l’acquisto della selvaggina. Fuori mercato ed eccessivi per la Libera Caccia. Ordinari e giustificati per l’Atc 14 che minaccia querele.
«Libera Caccia, attraverso il suo ufficio tecnico scientifico e la rete di osservatori ornitologici sta facendo chiarezza sul vero stato del patrimonio faunistico e sta dimostrando che l'attività venatoria non sarebbe un problema se le risorse naturali e la biodiversità venissero gestite al meglio – prosegue Perini –. È stato approvato un piano faunistico che ignora la legge nazionale n°157/92 e la legge regionale la n°3/94 permettendo il non rispetto della distanza dei cinquecento metri fra istituto pubblico e istituto privato (Afv), andando a togliere disponibilità di territorio valido alla caccia. Libera Caccia è la sola associazione che non ha approvato il piano ed ha presentato ricorso al Tar, per cercare di invalidarlo». A questo si aggiunge la gestione «o meglio la non gestione degli Atc 14 e 15 che pensano solo a chiedere soldi ai cacciatori ed il gioco è fatto – rincara Perini -. Gli Atc 14 e 15, pur parlando di spending review, continuano inoltre ad avere un tenore di spese elevate, quali affitti, acquisti di selvaggina a prezzi fuori da ogni logica di mercato, gettoni di presenza simili a quelli di un consigliere provinciale (in un momento in cui si va verso lo scioglimento delle province proprio al fine di risparmiare denaro pubblico) e rimborsi spese per membri che dovrebbero svolgere tale mandato volontariamente, senza contare che per alcuni contratti di gestione amministrativa professionale non è stato seguito l'iter dei bandi pubblici; questi sono naturalmente gli esempi più eclatanti ma potrei continuare ancora».
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