Italia
Cassa integrazione dopo le ferie
Amara sorpresa per 17 dipendenti della All.co di Ospedaletto. Verso un piano di ristrutturazione
PISA. I venti di crisi del settore dell'alluminio soffiano anche su Pisa. L'All.co di Ospedaletto, una delle più importanti realtà nel settore dell'alluminio estruso in Italia, fa ricorso agli ammortizzatori sociali, mettendo in cassa integrazione 17 lavoratori (12 impiegati e 5 operai). L'amara notizia è stata comunicata ai dipendenti durante il periodo di ferie.
Il personale non ha fatto quindi ritorno nell'azienda lo scorso lunedì, quando nello stabilimento pisano sono riprese le attività. L'azienda ha chiesto la cassa integrazione a partire dallo scorso 25 agosto per 50 tra operai ed amministrativi, ma, per adesso, la misura è stata applicata a “solo” 17 dei circa 150 dipendenti pisani per un periodo di due mesi, in attesa di decidere le manovre da applicare per rientrare da una crisi che ha colpito il noto marchio da ormai due anni. Nelle prossime settimane, l'azienda convocherà i sindacati per illustrare il piano di ristrutturazione che, probabilmente, impatterà anche - e forse di più - sugli stabilimenti decentrati di Padova e Pietrasanta. «Siamo in una fase interlocutoria – spiega Raimondo Feliciano della Fiom-Cgil di Pisa -. L'azienda ha preannunciato una crisi economica che va affrontata dal punto di vista della produzione, con la ricerca di nuovi prodotti e clienti, e con una manovra di ristrutturazione. Aspettiamo di essere convocati e di capire cosa propone l'azienda. Siamo disponibili a discutere di riorganizzazione e a mettere in campo ammortizzatori sociali per cercare di superare questa fase di crisi, ma l'impatto sui livelli occupazionali deve essere pari a zero».
Nell'azienda di Ospedaletto, che ospita la sede legale del gruppo fondato nel 1973 e il principale dei tre stabilimenti produttivi, sono impiegati circa 150 lavoratori (circa 40 amministrativi e oltre 100 operai). Fin dalla sua fondazione, il gruppo ha conosciuto un costante sviluppo che l'ha portato ad essere una delle aziende leader, in Italia e sul mercato internazionale, nella progettazione e realizzazione di estrusi in alluminio per il comparto industriale ed edilizio. Almeno fino al 2011, quando l'azienda aprì le procedure di mobilità per 19 operai. Dopo mesi di trattative e proteste dei lavoratori, la vicenda si chiuse con la firma di un accordo che scongiurò i licenziamenti, ricorrendo ai prepensionamenti volontari.
Quella attuata lo scorso agosto, sembra invece una manovra cautelativa, che però preoccupa sindacati e lavoratori per le conseguenze che la misura potrebbe avere sui futuri livelli occupazionali. Per la prima volta, infatti, ad essere colpito è stato soprattutto il personale impiegatizio. Un campanello di allarme che si inserisce in una crisi generale del settore che, unita a quella economica e finanziaria, rischia di esplodere nella sua interezza. L'obiettivo, per le parti sociali, è quindi quello di affrontare i problemi che vive l'azienda mettendo in campo tutte le misure possibili per cercare di salvaguardare i posti di lavoro e, allo stesso tempo, la produttività. Dalla chiusura dell'Alcoa di Portovesme alle difficoltà dell'All.co di Ospedaletto: sintomi di una crisi generale che vanno lentamente diffondendosi e che impongono un cambio di passo nel comparto dell'alluminio. La ricerca di nuovi prodotti e mercati potrebbe però non bastare. I tentativi di rilancio delle aziende operanti nel settore dovrebbero essere accompagnati da più incisive politiche industriali, che però, per adesso restano solo un miraggio.
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