Comune contro politici per i gettoni di presenza
Citati davanti al giudice di pace quattro tra ex e attuali consiglieri comunali L’azione legale punta a far recuperare i soldi non restituiti nonostante i solleciti
PISA. Il Comune fa causa a quelli che erano e che sono i suoi “inquilini”. Palazzo Gambacorti veste i panni del creditore che rivuole indietro quello che ritiene gli spetti, mentre due ex consiglieri comunali e altrettanti ancora in carica, si trovano nel ruolo di debitori.
È più un contenzioso sui princìpi che di contenuto, ma spesso la burocrazia segue percorsi paralleli al buon senso.
E allora succede che per recuperare quei gettoni di presenza pagati e considerati non dovuti, l’amministrazione mostra la sua faccia feroce per chiedere indietro i soldi versati. Lo fa citando di fronte al giudice di pace quattro esponenti che hanno occupato o occupano uno scranno in consiglio comunale.
Nomi e importi. Si tratta degli ex consiglieri Maurizio Bini (Rc) e Patrizia Paoletti (Pdl) e dell’attuale capogruppo di Noi Adesso Pisa, Diego Petrucci e del presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto (Pd).
L’ufficio legale del Comune ha iniziato le procedure per il recupero di un credito complessivo di circa 4.200 euro così suddivisi: Bini deve restituire 958 euro; Paoletti Tangheroni 1368; Petrucci 216 euro; Del Torto 1800.
Le origini delle cause. La storia risale al 2009 e si nutre di interpretazioni di legge autorevoli ma opinabili a seconda di chi è chiamato a pronunciarsi.
Al centro del contenzioso ci sono i gettoni di presenza percepiti dai consiglieri comunali che dal gennaio all'agosto 2009 presero parte alle conferenze dei capigruppo.
Per il ministero dell' Interno quelle riunioni non andavano equiparate alla convocazioni delle commissioni permanenti e, quindi, la partecipazione non doveva essere retribuita.
Il conto originario era di circa 10mila euro e fu presentato dal Comune a 12 consiglieri, alcuni ancora a Palazzo Gambacorti, altri fuori dall'assemblea consiliare. Si andava da un minimo di 144 a un massimo di 1.800 euro.
Guardia di finanza. A dare il via ai controlli fu la Guardia di finanza di Firenze con la richiesta a tutti i comuni toscani copia degli atti che certificassero quanto e a chi era stato corrisposto il gettone di presenza per le sedute delle conferenze dei capigruppo dal gennaio 2009 fino alla data di arrivo della richiesta di informazioni.
Leggi e circolari. Nell'incerta definizione della norma, Pisa si era mossa in tempo bloccando i pagamenti all'agosto 2009.
Fino al 31 agosto 2009 i consiglieri comunali pisani avevano ricevuto per le conferenze dei capigruppo un gettone di 72 euro lordi.
A luglio, dovendo chiarire un passaggio della Finanziaria che non indicava più la conferenza come organismo per cui versare il gettone, l'amministrazione si rivolse al ministero dell' Interno. La risposta arrivò il 2 settembre: quei soldi non andavano corrisposti.
Qualche giorno dopo un parere Anci aveva rimesso in pista il rimborso.
Il Comune, però, decise di seguire le prescrizioni ministeriali e a partire dal primo settembre 2009 non pagò più il gettone per le sedute della conferenza dei capigruppo.
I “debitori”. Quando la finanza è arrivata in Comune, Palazzo Gambacorti ha messo in mora i dodici “debitori”.
Una parte ha saldato le pendenze, i quattro rimasti vengono ora portati davanti al giudice di pace.
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