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Pisa

Acque agitate: Fontanelli contro Parrini

PISA. Non si può reagire «con offese verso chiunque osi sollevare qualche interrogativo o qualche critica, come fa il segretario toscano del Pd, Parrini» verso chi ha manifestato perplessità «sui...

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PISA. Non si può reagire «con offese verso chiunque osi sollevare qualche interrogativo o qualche critica, come fa il segretario toscano del Pd, Parrini» verso chi ha manifestato perplessità «sui risultati conseguiti finora dal governo Renzi». Lo afferma in una nota il deputato pisano del Pd, Paolo Fontanelli, replicando alle parole del leader regionale dopo l’intervento di D’Alema alla festa dell’Unità di Bologna. Non c’è dubbio, acque poco tranquille tra le “anime” del Pd, specialmente pisane e fiorentine, bersanian-dalemiane e renziane.

«In questi giorni - scrive Fontanelli - si sono fatti più insistenti una serie di interventi critici sulla fragilità e la debolezza dei risultati conseguiti finora dal governo Renzi in relazione alla crisi economica e sociale. Sia da parte di autorevoli osservatori politici che di cittadini. E anche da parte di esponenti del Pd, come D’Alema alla festa dell’Unità a Bologna. La risposta del Pd a queste valutazioni critiche, esterne e interne al partito, non può essere quella di far finta di niente o di dichiarare una sorta di lesa maestà; oppure, ancora peggio, quella di insultare. Per questa via non si costruisce niente, quando invece c’è bisogno di creare le condizioni di una forte coesione politica e sociale capace di dare risposte alla sofferenza del Paese».

Al rapporto tra Renzi e il partito, la base “storica” del partito, Fontanelli aveva dedicato nei giorni scorsi un intervento sul suo blog. Si chiedeva l’ex sindaco: «Perché il popolo del Pd non si fa sentire di più nell’azione a sostegno del governo? Il Pd ha finalmente vinto le elezioni, governa con un leader che non ha rivali, gode di un buon trattamento nel sistema mediatico. Però...». E, secondo Fontanelli, quel però si traduce così: «Forse il problema si chiama partito. Avere di fatto assunto una linea che riduce il partito ad una funzione esclusivamente elettoralistica, volto a identificarsi con il leader e a dare a lui la chiave di tutte le scelte, porta inevitabilmente ad uno sbocco in cui l’azione e l’influenza del proprio ruolo è interamente assegnata al sistema mediatico. E costruire una mobilitazione dal basso che sostenga e diffonda le idee, le proposte e i risultati della nostra iniziativa politica, diventa assai difficile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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