Sicurezza
Per tutti fu il giorno più lungo. Ma anche il più bello
Il 2 settembre 1944, settanta anni fa, le truppe naziste si ritirarono definitivamente da Pisa, mettendo fine a un incubo durato tutta l'estate. Dalla seconda metà di luglio il fronte si era fermato...
Il 2 settembre 1944, settanta anni fa, le truppe naziste si ritirarono definitivamente da Pisa, mettendo fine a un incubo durato tutta l'estate. Dalla seconda metà di luglio il fronte si era fermato sulla linea dell'Arno e in città la situazione era peggiorata giorno dopo giorno. I diari conservati ci raccontano una storia di terrore, sofferenza e attesa febbrile: tutti coltivavano la speranza nell'arrivo degli angloamericani, momento giudicato inevitabile ma che tardava sempre a venire. Il giorno tanto atteso arrivò con l'alba del 2 settembre, dopo quaranta giorni passati in mezzo al fronte di guerra.
Per comprendere il racconto di chi era in città dobbiamo avere cognizione della strategia adottata dagli Alleati e del comportamento scelto dai partigiani della “Nevilio Casarosa”, su suggerimento della rete regionale del Partito comunista. Soldati americani erano stati visti scendere dal Monte Pisano durante la notte tra il 1° e il 2 settembre: erano i primi reparti esploranti dopo che i blindati alleati avevano passato il fiume Arno tra Cascina e Navacchio. La liberazione non stava arrivando da Sud, come in molti pensavano, ma da Nord, alla fine di un'attenta e prudente manovra di accerchiamento. I partigiani della Casarosa accorsero per condurre queste squadre di militari a perlustrare il territorio e accertarsi dell'avvenuto ritiro dei tedeschi.
L’alba. In città, sin dalla prima mattina del 2, si diffonde la voce che il momento tanto atteso era giunto. Nei giorni precedenti i movimenti dei tedeschi lasciavano presagire il loro completo abbandono della città. Mario Gattai, commissario del Comune di Pisa nominato dopo la fuga dei fascisti alla fine di giugno, si prepara dalla prima mattina per gestire l'ordine pubblico nella Pisa liberata. Ma ancora la città non è liberata: alcuni soldati tedeschi sono saliti sulla Torre. La popolazione attende con il fiato sospeso. I primi gruppi partigiani entrati in città per anticipare l'arrivo degli Alleati aspettano la completa ritirata dei tedeschi. La gioia, dice Gattai, è espressa "sottovoce".
Ore 8. Mentre circola la voce che gli inglesi sono arrivati a Ghezzano, le vedette tedesche scendono dalla Torre. Il loro comportamento è quello di soldati sbandati rimasti per sbaglio dietro le truppe, non di retrovie lasciate intenzionalmente: chiedono vestiti e biciclette per allontanarsi velocemente verso Nord, sull'Aurelia. La speranza si fa sempre più concreta.
Ore 9. La prima pattuglia anglo-americana arriva in Piazza del Duomo, accompagnata dai partigiani, che provvedono con il CLN a occupare immediatamente i luoghi del potere cittadino: la Prefettura, il Comune, la Questura. La gioia è diventata ormai incontenibile e da mormorio sottovoce si trasforma in una festa di popolo.
Ore 10. La bandiera statunitense viene benedetta dall'Arcivescovo Gabriele Vettori e issata sulla Torre di Pisa. Scrive il diciottenne Marco Picotti: "tutta la popolazione, uscita per le vie, applaudiva ai liberatori. Ed era veramente una liberazione, dopo tante sofferenze. Sembrava di respirare meglio".
Ore 14. Arriva in città il grosso delle truppe alleate, mezzi e soldati entrano in città su due file, in mezzo a due ali di folla festante. È l'immagine canonica della liberazione delle città italiane, ripresa prontamente dalle telecamere americane e trasformate in Combat Film per la propaganda di guerra. Pisa è liberata: ma poche decine di chilometri più a Nord, sulla Linea Gotica, l'incubo continuerà ancora per qualche mese. Solo il 25 aprile 1945 l'Italia si potè dire veramente liberata.
*Storico-Università di Pisa
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