Il Tirreno

Pisa

Tra minimarket e kebab un’invasione senza fine

di Carlo Venturini
Tra minimarket e kebab un’invasione senza fine

Chiuso un nuovo esercizio in via Oberdan dai vigili urbani: non era in regola L’esempio di Lucca: «Da noi stanno fuori dalle mura. E le sanzioni sono dure»

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PISA. “L’Invasione degli ultracorpi” è un romanzo di Jack Finney di metà del Novecento. Ha segnato la storia della letteratura fantascientifica. L’invasione dei minimarket è realtà, e segna il declino del centro storico. «Da noi minimarket e kebab stanno fuori dalle mura», dice l’assessore al commercio del Comune di Lucca, Giovanni Lemucchi. Due giorni fa, a Pisa, i vigili urbani hanno chiuso un minimarket che aveva aperto il 20 agosto. Il nuovo esercizio commerciale, con le sue insegne di plasticona verdastra, era in via Oberdan, che inizia là dove finiscono le colonne di Borgo Stretto. Più centro storico di così. «Non avevano le carte in regola e lo abbiamo chiuso», dicono dalla Polizia municipale. Ma l’ennesimo minimarket c’ha provato, e se i gestori si metteranno in regola potranno entrare nel mercato e concorrere.

Il “salotto buono”. Già. Ma con chi? Con gli altri minimarket che hanno invaso la zona della stazione, solo tra le vie Mascagni, Puccini, Bonaini, Vespucci e Gallerie Gramsci se ne contano 48. Il minimarket di via Oberdan doveva concorrere con quello di piazza San Felice, la piazzetta dove c’è la storica pizzeria “Il Montino”. Lì, a due passi. E all’incrocio tra via Consoli del Mare (dove ci sono gli alloggi della Scuola Normale) e via Oberdan, ecco che ce n’è un altro con insegne di truciolato e plastiche adesive fosforescenti. Il top di presenze di minimarket è in via Carducci, che si interseca con via Consoli del mare, zona Scuola Superiore Sant’Anna. In quella strada ce ne sono altri tre, intervallati da negozi di cinesi e di chincaglierie. Siamo a due passi, meno di cento metri, dalle colonne del salotto buono del centro cittadino: Borgo Stretto.

Le “solite” Vettovaglie. E proprio da Borgo Stretto basta imboccare la stradina eccessivamente chiamata via dei Notari (dove siedono al posto dei Notari tossici e spacciatori) per trovare in piazza delle Vettovaglie due minimarket, uno accanto all’altro. E uno accanto all’altro sono anche i kebabbari, perché non si sa per quale strana legge del magnetismo, dove c’è un minimarket c’è un kebab che gli cresce sull’uscio accanto. E questo è il centro storico, l’ombelico di Pisa dove quei 3 milioni di turisti che stanno in Piazza dei Miracoli dovrebbero avventurarsi per assaggiare, bere, indossare pisanità. E non stiamo parlando della zona della stazione, dove Confcommercio ha denunciato la presenza di ben 48 minimarket. E vabbè, le zone delle stazioni ferroviarie sono uguali in tutta Italia. Peccato che la nostra area della stazione sia contigua a Corso Italia, per ora zona franca da incursioni di minimarket e kebab.

Poveri lungarni. Il refrain che viene sciorinato da varie associazioni di categoria e da Palazzo Gambacorti è sempre lo stesso: «Ci sono le liberalizzazioni di Bersani e poi quelle di Monti». E quindi è fisiologico e del tutto legittimo che in lungarno Pacinotti e lungarno Mediceo siano spuntati due minimarket che sfoggiano e pavoneggiano insegne e vetrine offensive al decoro di quei lungarni cantati da Leopardi, Byron e Goethe. Non resta dunque che ammainare bandiera bianca di fronte all’avanzare lento, inesorabile e silenzioso di minimarket asiatici che vendono tutti le stesse identiche cose e che espongono insegne, neon, e vetrine degne del luna park di una desolata periferia e non di Coney Island.

Risposta lucchese. Se qualcuno ammaina bandiera bianca a Pisa, a parte la tanto annunciata ordinanza di blocco delle licenze per un anno di nuovi bar (ne sta aprendo uno nuovo in via dei Notari) e kebab, qualcun altro, a 17 km di distanza la pensa e soprattutto agisce diversamente. «In via Fillungo non vedrete mai un kebab o un minimarket», dice Lemucchi. Ma a Lucca, le liberalizzazioni che imperano a Pisa non valgono? «Certo che sì. Ed è vero che non si può decidere come amministratori di impedire l’apertura di un esercizio commerciale influendo sul settore merceologico». Tradotto: se uno vuole aprire un bar non gli può essere imposto di aprire un forno. «Detto questo però - continua l’assessore lucchese - abbiamo fatto delle ordinanze che vietano l’apertura di minimarket e kebab in tutta una serie di strade del centro storico». E questo è il primo punto.

Sanzioni più dure. Poi, i cugini lucchesi adottano un’altra strategia. «Abbiamo un severo regolamento per l’arredo urbano per gli esercizi commerciali che si devono attenere a regole su decoro, insegne, infissi e tutto quanto si vede sulla pubblica via. Su questo regolamento vigilano gli uffici comunali che approvano il progetto, poi la polizia municipale controlla e sanziona». E su queste regole interviene pure la Sovrintendenza. «Abbiamo preparato una bozza di nuovo regolamento di arredo urbano molto più rigido soprattutto per le sanzioni». Basta fare un giro per Pisa e notare come su tantissime insegne di negozianti, questa volta pisanissimi, campeggi la scritta “insegna provvisoria” ed è provvisoria da anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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