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Pisa

Lo sfogo della pescheria storica: «Basta»

Lo sfogo della pescheria storica: «Basta»

I Falciani: «Ormai gli affari nel centro si svolgono solo di notte. E al mattino troviamo rifiuti e degrado»

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PISA. «Quanto tempo ci resta prima che Pisa sia completamente invasa da kebab o minimarket? Perché non si investe nella valorizzazione delle attività storiche?». A chiederselo è la famiglia Falciani, proprietaria della pescheria "Da Ginetto" in piazza delle Vettovaglie, attività che il 2 novembre festeggerà 77 anni.

Ogni giorno, dopo la chiusura della pescheria, i Falciani espongono una bacheca in vetrina. Lì, in bella vista, è affissa una breve storia del loro esercizio: dalla felice apertura nel 1937 agli ultimi anni segnati da sacrifici e da stenti, dai giorni radiosi di una Pisa spensierata e in ascesa a quelli grigi di una città sbiadita e abbandonata dai propri cittadini originari.

«Il nostro è uno sfogo, non una protesta», precisano i Falciani. Le loro parole potrebbero essere quelle di molti altri commercianti pisani che, giorno dopo giorno, lottano per la sopravvivenza della loro attività. Oggi come non mai, kebab e minimarket stanno rimpiazzando le gestioni locali. Non solo, ormai gli affari nel centro «si svolgono solo di notte - scrivono i Falciani - E ogni mattina abbiamo a che fare con sporcizia e rifiuti abbandonati. Chi vive la vita notturna non pensa a chi dovrà lavorare la mattina successiva».

Se il degrado in città «è sotto gli occhi di tutti, perché nessuno interviene? E tutti quei minimarket, come fanno ad ottenere sempre i permessi?», si chiede Laura Baldoni, moglie di Gino Falciani.

La pescheria continua a lavorare, ma le difficoltà aumentano. «Chi ci permette di sopravvivere sono i clienti di fiducia che credono nel lavoro di mio marito e nella nostra attività - racconta Baldoni -. Da un po’ di tempo a questa parte abbiamo iniziato a tenere aperto solo la mattina, quando la piazza non è ancora occupata da persone poco raccomandabili. Alle 13 si chiude: il pomeriggio il volto del piazzale cambia e la clientela si dirada, piazza delle Vettovaglie diventa terra di nessuno».

A mancare non sono i clienti, ma il «giro della gente, quella che un tempo popolava le piazze e le strade della città e che ora ha perfino paura di frequentare certe zone di Pisa», chiarisce la donna. Le cause dello spopolamento sono anche altre: «Traffico difficile, parcheggi cari e scomodi, scarsità di mezzi pubblici che collegano la periferia al centro storico».

Sempre più pisani si trasferiscono nei dintorni della città «lasciando il centro a studenti e stranieri - conclude Baldoni - Piazza delle Vettovaglie, un tempo così bella e dignitosa, è oggi lo specchio del degrado, la dimostrazione palese dell'indifferenza delle nostre istituzioni».

L'appello pubblicato in vetrina da Gino Falciani termina così: «Pisa, come sei caduta in basso! Di chi è la colpa di tutto ciò? Ci rifletta chi potrebbe intervenire, prima che la città sia abbandonata anche dagli ultimi pisani. Col cuore in mano, un pisano». (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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