Sicurezza
«Ma io, disabile al 100%, sono stata esclusa»
La storia di Valeria Pappalardo, 47 anni, discriminata perché il tirocinio non fa titolo come un lavoro
PISA. Non ha precedenti lavorativi con regolare contratto di lavoro: una disabile al 100% viene esclusa dalla selezione per diversamente abili indetta dall'Università di Pisa nonostante i numerosi tirocini retribuiti svolti presso enti pubblici. Valeria Pappalardo, 47enne di origine siciliana, da oltre sei anni a Pisa, denuncia di essere stata vittima di un comportamento discriminatorio da parte dell'Università. Qualche mese fa, Pappalardo, presenta la documentazione necessaria per partecipare alla selezione indetta per tre unità da assumere a tempo indeterminato nell'area servizi generali e tecnici riservata a persone disabili.
Una sorta di lavoro di segreteria al servizio dell'utenza esterna, che la 47enne, che ha all'attivo una laurea in scienze politiche e un master in bilancio ed amministrazione aziendale, ha già svolto in numerosi altri enti pubblici sotto forma di tirocini. La selezione consiste in una pre-selezione (una scrematura in base ai curriculum), che terrà conto delle esperienze lavorative precedenti, e in una prova teorico-pratica. Pappalardo viene esclusa nella fase di pre-selezione. Chiede allora spiegazioni all'unità programmazione e reclutamento del personale dell'Ateneo pisano. L'ufficio, motivando l'esclusione, sottolinea che «ha avuto un'esperienza sostanziale, ma sotto forma di tirocinio e non con contratto di lavoro regolare». In pratica, per la selezione, l'Università non considera esperienze lavorative svolte con i cosiddetti contratti atipici. «Questo aspetto non era specificato nel bando – sottolinea amareggiata Pappalardo -. Il tirocinio, tra l'altro, è un'attività lavorativa assimilata a tutti gli effetti al lavoro di un dipendente». Quella di Pappalardo, però, non vuole essere «una denuncia contro l'Università di Pisa – specifica l'aspirante lavoratrice -, ma contro il principio di base e verso alcune decisioni che taluni enti adottano quando si tratta di fare selezioni e assumere disabili». «Forse non avrei superato la seconda prova, ma mi sento doppiamente discriminata, come persona e come disabile, da questa esclusione a priori – conclude Pappalardo -. Faccio una gran fatica per lavorare e, nonostante la malattia e l'età, ho frequentato un master per continuare a specializzarmi. Ho fatto di tutto per studiare e lavorare, ma sono ancora disoccupata».
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