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Addio al prof Roberto Ieri anestesista e rianimatore

PISA. Lutto nel mondo della medicina pisana. È morto il professor Roberto Ieri, già primario d'anestesia e rianimazione, che ha vissuto 30 anni nella storica clinica di via Risorgimento. A ricordarlo...

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PISA. Lutto nel mondo della medicina pisana. È morto il professor Roberto Ieri, già primario d'anestesia e rianimazione, che ha vissuto 30 anni nella storica clinica di via Risorgimento.

A ricordarlo è Alessandro Faldini, ex professore di clinica ortopedica: «Roberto aveva iniziato nel 1962 con il professor Paltrinieri e si può considerare un precursore della stretta collaborazione chirurgo-anestesista che era allora molto spesso conflittuale. Dopo il 1969 ebbe come direttori dell'ortopedia i professori Pier Giorgio Marchetti, il sottoscritto e Nicolino Marchetti. Roberto ha collaborato esigendo e rispettando le competenze. Dovrei fare… Io farei… Allora facciamo: in clinica la decisione era collegiale, sempre e solo nell'interesse del malato. All'inizio Roberto era da solo, svolgeva le funzioni di anestesista e di direttore sanitario. Iniziava alle 7 e finiva quando finiva. Prima che nascesse la reperibilità veniva chiamato di notte per le urgenze. Arrivava in “Lambretta” e dopo pochissimo il paziente, se necessario, dormiva. Pur essendo ospedaliero, Roberto non disdegnava la ricerca scientifica».

«Roberto - scrive ancora il professor Faldini - conseguì la libera docenza nel 1970. Era un anestesista rianimatore, ma era soprattutto un grande medico alla vecchia maniera. Visitava, guardava negli occhi, ascoltava e diagnosticava. Gli esami strumentali servivano per conferma di quanto aveva visto. Era dotato di un intuito clinico raro, che la medicina strumentale ha fatto quasi scomparire. Anche quando un paziente era a rischio, lo addormentava valutando il beneficio che avrebbe avuto dalla chirurgia in rapporto al rischio che correva. Alla fine degli anni Ottanta i rischi professionali hanno creato la "medicina difensiva" e la medicina strumentale. Ma non era più la sua, perciò Roberto andò in pensione nel 1992, in anticipo: la nuova organizzazione burocratica non gli si confaceva. Chi non è più giovane lo ricorda per la sua cultura, la sua ironia e il suo spirito toscano. E, soprattutto, lo ricorda per quanto ha dato a Pisa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa