Il Tirreno

Pisa

Così demmo una lezione al pedofilo di Tombolo

di SERGIO FREGGIA
Così demmo una lezione al pedofilo di Tombolo

La pineta come un girone infernale, una bambina violentata e un gruppo di ragazzi che la vendica

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di SERGIO FREGGIA

Tombolo era una babele di personaggi loschi, pericolosi, arrivati al seguito della Divisione Buffalo della Quinta Armata. (...) Nominare Tombolo era come entrare in un girone infernale. Appartenevo a un gruppo di ragazzini che da Pisa ogni mattina con i mezzi più impensati raggiungeva gli alleati accampati nel folto della boscaglia. Per noi era facile intrufolarci tra le tende e le baracche di quel mondo cosmopolita. Avevo sette anni, ma l'esperienza dei trentenni. Fuori dal perimetro del campo della Buffalo si alternavano capanne di disperati, balere e qualche trattoria dove gli sbandati della peggiore feccia facevano capo. Ben nascosti nella folta vegetazione, si compivano delitti orrendi. Vi erano padri che per fame vendevano mogli e figlie a quei lupi assatanati. Il peggio non erano i soldati di colore ai quali si addossava ogni crimine, ma i delinquenti venuti dal Sud che erano saliti con l'Armata per dissanguarla e ora stazionavano come serpenti nella foresta, rifugio sicuro alle loro malefatte. Tra i vari soprusi a cui ho assistito, uno in particolare mi ha toccato e ne ho un ricordo chiaro e netto per la sua efferatezza. Quella mattina ebbi la fortuna di essere caricato insieme ad altri ragazzi sul camion americano che portava le donne a Tombolo per lavare il vestiario degli ufficiali americani. Il giorno passò veloce: il nostro compito era di fare pulizia nelle tende e di lucidare gli stivali e gli scarponi sia agli americani che ai prigionieri tedeschi che erano stati nominati responsabili dell'ordine nel campo di concentramento di Coltano(...). “Radio buffalo", così veniva menzionato il passaparola, ogni giorno annunziava grossi furti portati a termine dai livornesi con la complicità di alti funzionari americani sia al porto della città che nell'immenso magazzino che era Tombolo da dove spariva di tutto, specialmente il vettovagliamento. (...) La sera, stanchi morti, non riprendemmo la via per tornare in città, ma rimanemmo a dormire in una baracca magazzino per le scope e tutto ciò che riguardava la pulizia. Sino a notte tarda i miei compagni giocarono, alcuni a carte altri con i dadi. Finirono spesso con il prendersi a botte, occhi pesti e nasi rotti e pieni di lividi. La mattina al risveglio tutto era dimenticato.

Spente le lampade a petrolio, prendemmo sonno, ma quella volta fummo svegliati in piena notte dal pianto disperato di una bambina. Mezzi addormentati saltammo su come molle. Armati di bastoni, raggiungemmo il luogo da cui si alzava ora solo un flebile lamento di bambina. L'innocente era stata la vittima di un bruto che, dopo averla violentata, l'aveva abbandonata nel bosco. Terrorizzata, vagava nella pineta mezza nuda e insanguinata. Non aveva più di sei anni, capimmo subito chi era stato l'artefice di tanta violenza. Apparve un uomo che, piangendo disperato, prese la bambina e la portò via fuggendo come un ladro, implorando il perdono di Dio per quel tragico misfatto causato dalla miseria. Aveva venduto per fame la bambina a un sadico depravato.

Eravamo otto ragazzini e tutti fummo d'accordo per dare una lezione al mostro da noi ben conosciuto. Un vecchio, ricercato dalla giustizia, che da mesi si era nascosto nella foresta. L'omertà in quell'inferno era una regola per tutti. Chi denunciava un qualsiasi delitto, pagava con la vita. Raggiungemmo la baracca ben nascosta nella salmastra selva, l'onda del mare copriva ogni rumore. Raccolto un grosso ramo di pino, con un solo colpo si sfondò la traballante porta e, dopo aver bastonato quel pedofilo, mandammo a fuoco la baracca. Lui ne uscì malconcio, come una serpe sparì nel buio della notte e non fece più ritorno. Come già detto, non era il primo episodio che accadeva, molti erano gli uomini, ma anche gruppi di donne anziane che sfruttavano mogli, figlie, nipoti di ambo i sessi.

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