Il Tirreno

Pisa

Vestirsi da docente? No, uno scienziato non può

Vestirsi da docente? No, uno scienziato non può

Mai la toga fuori dall’Ateneo e, quando insegnava da noi, per questo a Galileo ridussero lo stipendio

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Facciamo un'ipotesi: ammettiamo che io sottoscritto sia nato cento anni prima ovverosia nel 1829 (probabilmente sarei morto con i garibaldini nel 1860 scivolando e battendo la testa sullo scoglio di Quarto); torniamo a bomba: se fossi vissuto in quei tempi, all'età di 35 anni (1864) entrando in Pisa avrei trovato la città coperta di manifesti, di cui un originale è incorniciato per le scale di casa mia. Non è mia intenzione parlare di Galileo: non ho la competenza e poi, per le celebrazioni del 4° centenario delle osservazioni col cannocchiale - vivaddio - se ne parla in tutto il mondo. E non ho neppure la dabbenaggine di fare un confronto, un parallelo, un paragone, un'analogia fra le feste di cui al manifesto e quelle previste dai capifài del Supercomitato preposto all'avvenimento attuale: c'è stato comunque un progresso anche se Salvemini sosteneva che in Italia di progressivo c'è solo la paralisi. Vien fatto di pensare se Galileo avesse avuto i mezzi tecnologici di oggi, per andare a salutarlo bisognerebbe andare sulla Luna o su Marte perché, come minimo, avrebbe ivi costruito una palazzina per le vacanze.

Mi limiterò ad alcune notazioni curiose in linea con lo spirito di questa rubrichetta. Mi viene subito in mente che, quando al tempo del Fascio era vietato il saluto con la stretta di mano (solo saluto romano) e di dare del Lei (solo Voi o Tu) c'era qualche spiritoso che parlando di Galileo diceva Galileo GaliVoi…

Nel 1590, quando insegnava matematica nella nostra università, si vedeva spesso decurtato il già magro stipendio perché non rispettava l'obbligo di indossare la toga anche al di fuori dell'ateneo. Tale regola gli era così insopportabile che contro essa scrisse un poemetto satirico dal titolo "Capitolo contro il portar la toga".

Secondo alcuni storici, per avvalorare le sue teorie, il Nostro Grande Scienziato, manipolò i risultati di alcuni suoi esperimenti, come quello del moto dei gravi su di un piano inclinato.

Questi due ultimi aneddoti danno ulteriore prova che Galileo, oltre che essere nato a Pisa, si comportava da pisano di origine controllata.

Un'altra battutétta da elementari: Galileo al Granduca "Ho scoperto che il mondo si muove". "Come l'hai scoperto?" "Col pendolo!". "E con cosa l'hai colpito?".

Siamo seri. E nulla vi è di più serio dell'ultima parte del manifesto in discorso: l'invito che fa il gonfaloniere Del Punta (un discendente di Giovanni Acuto?) dove si dispiega tutto l'orgoglio pisano e la strettissima conoscenza del carattere distintivo dei concittadini quando li si invita e a loro si raccomanda un civile comportamento nei confronti "Degl'Italiani e degli Estrani (sembra di leggere tra le righe: ragazzi, non ci facciamo conoscere!!!)".

Ecco il testo preciso: "Pisani, E' la prima volta che dopo trecento anni i liberi tempi vi consentono di festeggiare degnamente il natalizio di Galileo. Ricordivi che qui nacque; qui apprese come discepolo; qui insegnò come Professore: qui diè opera e mirabili e fecondi esperimenti; qui scoprì veri inesplorati e sopremi; qui imprese ad emancipare la ragione dalla opprimente schiavitù dell'autorità; qui filosofando additò e percorse una via sicura, per la quale camminando continuo il genere umano non fallirà giammai all'alta sua meta. Ricordivi che a rendere più bella e splendente la Festa già muovono da tutta Italia e da varie parti d'Europa Uomini illustri a rappresentare fra voi celebri Università e Accademie Scientifiche.

Ricordivi infine che a voi incombe duplice obbligo: obbligo di serbare intatta l'antica fama di ospitale alla vostra Città, accogliendo fra voi con fraterna compiacenza gl'Italiani. E con reverente cordialità gli Estrani, affinché duri in loro grata e lunga la ricordanza di questo faustissimo giorno; obbligo di mostrarvi pari all'altezza di questa straordinaria circostanza, concorrendo nel modo che sapete e potete migliorare, a far che la Festa non riesca indegna di Galileo, luce del Mondo, gloria d'Italia, onore di Pisa". Pisa, dal Palazzo Municipale Li, 15 Febbrajo 1864. Il gonfaloniere Del Punta.

Giampaolo Testi

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